Privacy Policy Cookie Policy
NEWS ASSOCIAZIONE
www.associazionefamiliarivittimeheysel.it
N E W S  ASSOCIAZIONE  24.11.2022
   Comunicati     Stampa e Web     Documentario     Interviste     La Petizione     Bibliografia   
 



"Rabbia per la devastazione nel campo di calcio Roberto Lorentini"

Il tema oggi in consiglio

di Enrica Cherici

Una testimonianza di un aretino, appassionato fotografo, che trovando aperto il campo si è affacciato ed è rimasto molto colpito dalla condizione di degrado, abbandono e parziale distruzione della struttura.

Campo da calcio in stato di abbandono. La storia è già tristemente nota. Una struttura del comune di Arezzo lasciata senza gestione e senza una minima manutenzione. Il sito è anche facilmente accessibile visto che in più punti ci sono aperture. Così, con l'occhio attento di un fotografo, il campo viene descritto con foto fatte bene, ma che sbattono in faccia a tutti le condizioni di questo campo che si trova in via Dei Pianeti, nel cuore del popoloso quartiere di Pescaiola ed è intitolato a Roberto Lorentini, il medico aretino tifoso della Juventus che morì tragicamente all'Heysel il 29 maggio del 1985.

"Qualche giorno fa mi sono ritrovato per caso a passare da quelle parti ed essendo tutto aperto dal lato del piccolo parco accanto, mi sono affacciato per dare un’occhiata. L’ultima volta che sono entrato era per una bella cena tra amici, diversi anni fa, e volevo vedere da allora come fosse cambiato. Mi sono ritrovato davanti una scena di totale abbandono e parziale devastazione delle strutture e non sapevo decidere se era più la tristezza o la rabbia che sentivo. Proprio cosi, rabbia, perché le strutture sembrano ancora in discrete condizioni (se non ho capito male non è molto che il vecchio gestore è stato sollevato) e anche se con i limiti di chi non conosce le vicende pregresse e le competenze di chi ha lasciato e chi potrebbe/dovrebbe mantenere certe strutture in vita, a priori trovo vergognoso lasciar crescere nuovi "ecomostri" stile Lebole, come non ce ne fossero già abbastanza in città. Possibile non esista modo di recuperarne gli ambienti, che sia per quello per cui è nato, visto che il terreno di gioco ancora è buono, o per creare nuovi spazi pubblici, quello skate park promesso da anni, stanze per associazioni di qualsiasi genere, eventi, circoli o qualunque cosa di buono e utile possa venire in mente da poter ospitare, persino allargare il parco accanto, che sicuramente sarebbe cosa migliore e più sicura di quello che c’è ora. Più aspettiamo e più sarà difficile ridare vita, più aspettiamo, più ci sarà chi distruggerà (rischiando anche di farsi male) o ne prenderà possesso creando ulteriori disagi. Dal recupero si dovrebbe ripartire ridando vita a luoghi come questo, come l’ex mercato ortofrutticolo, il palazzo ex ENEL e come tutto gli altri che ci marciscono intorno".

Anche in rispetto della targa che riporta il nome di colui al quale è dedicato il campo di Pescaiola. Il tema è entrato oggi nel dibattito del consiglio comunale con alcune interrogazioni rivolte all'assessore allo sport.

Report Fotografico

24 novembre 2022

Fonte: Arezzonotizie.it (Testo © Fotografia)



MEMORIA STORICA

Il sito che ricorda il dramma dell'85 allo stadio Heysel

"L’etica è la cura"

di Marco Ortelli

Un sito per non dimenticare. Si chiama Sala della Memoria Heysel www.saladellamemoriaheysel.it ed è stato creato nel 2009 da Domenico Laudadio. Torinese (NDR: barese) tifoso della Juventus, 58enne, ha ancora stampate nella mente le immagini TV della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool del 29 maggio 1985: tifosi disposti dagli organizzatori "sciaguratamente" nella stessa curva, una carica degli hooligans inglesi, vie di fuga inaccessibili: 39 morti e oltre 600 feriti. "Quella sera ero davanti alla televisione, a casa di amici. Un evento drammatico di proporzioni così gigantesche da non poter essere comprensibile nella sua profondità. Io stesso rimasi come ipnotizzato da qualcosa che ho rimosso subito d'istinto". Dopo 24 anni da quella tragedia, perché una Sala Virtuale Multimediale ? "Per due ragioni. Il pentimento di aver esultato anche solo un istante levando un pugno al cielo, incrociando una macchina strombazzante con la bandiera bianconera (non me lo sono mai perdonato). In secondo luogo, davanti al fallimento di una petizione popolare nel 2008 che proponeva alla Juventus Football Club (presidenze Cobolli Gigli-Blanc) una sala museo della Memoria nel nuovo stadio in costruzione a Torino". E dopo 37 anni, come vede la situazione italiana delle "curve" ? "Ci dovrebbero essere canali aperti di dialogo fra gruppi delle curve, società sportive e Federazione. Due vizi capitali lo impediscono: quello delle istituzioni del calcio che non hanno mai voluto legittimare istituzionalmente il riconoscimento di questi gruppi della tifoseria organizzata e quello degli stessi ultras che rivendicano una propria ideologia identitaria dello scontro fisico fra le fazioni anteponendolo all'amore per la propria squadra". Quali gli antidoti alla violenza ? Per Domenico Laudadio occorre partire da lontano. "La violenza è concepita nel momento in cui i genitori iscrivono i bambini alle scuole calcio e li incitano ad un tipo di sport esasperatamente cinico e competitivo. Non si picchiano fra loro soltanto gli ultras, ma anche i genitori nei campetti di periferia. Il "virus" parte da molto lontano. L'etica dell'educazione civico-sportiva è la medicina che lo stroncherà...".

NDR: Domenico Laudadio è anche l'autore e il curatore del Sito Ufficiale dell'Associazione.

14 Novembre 2022

Fonte: Corriere del Ticino (La Domenica)

© Fotografia: Saladellamemoriaheysel.it



Heysel 29.05.1985: un Padre e sua Figlia

di Claudia Rossi

"Buongiorno, mi chiamo Claudia ed abito a Terni, in Umbria. Vi scrivo perché il ricordo di ciò che accadde all'Heysel nel 1985 non mi abbandona. Mai. Questo non solo per il carattere così terribile delle dinamiche legate alla tragedia, ma anche perché fu solo un caso che io e mio padre non fossimo là. Non l'ho mai raccontato, qualche volta soltanto l'ho ricordato parlando con mia mamma. Ma sento il bisogno di dirlo a qualcun altro, qualcuno che possa capirmi e non mi consideri "strana" ad avere questi pensieri, a non riuscire a dimenticare. Era il 1985, avevo 14 anni ed era una calda primavera. La scuola stava finendo, le vacanze erano alle porte. Insomma, eravamo in quella fase allegra dove l'unico pensiero era quanto caldo fosse il sole e come e quanto ci saremo divertiti quell'estate. Mio padre riuscì ad acquistare i biglietti per la finale allo stadio Heysel e tutto contento corse a casa per dircelo. Era un operaio e faceva i turni, ma era riuscito ad avere tre giorni di ferie organizzandosi con i suoi amici in squadra con lui. Era felice perché i biglietti per la finale erano introvabili, ma lui riuscì a trovarli. Ma era riuscito a trovarne soltanto due. Quindi mia madre sarebbe dovuta restare a casa. Sono molto attaccata alla mia famiglia ed abbiamo fatto sempre tutto insieme, così, anche se a malincuore, dissi a mio padre che non sarei partita senza mia mamma. Quindi lui cedette i due biglietti del settore Z ad un amico (che andò a Bruxelles, ma non entrò perché vide troppi tafferugli e poca sicurezza già nei dintorni dello stadio e questo lo salvò). La sera del 29 Maggio 1985, quando ci sedemmo tutti insieme per vedere la partita, il nostro sangue si fermò. Mio padre era bianco in viso e non faceva altro che dire "guarda lì, sta succedendo un casino, guarda... Ci saranno sicuramente dei morti, guarda... Uno sopra all'altro, come fanno ad essere ancora vivi...". Eravamo senza parole... Non trovo parole nel descrivere cosa vuol dire guardare in diretta una tragedia simile. E tutto si amplifica, pensando che in mezzo a quel disastro potevamo esserci anche noi. Mio padre era seduto incredulo al tavolo del salotto, mia madre sul divano con le mani sulla bocca e le lacrime agli occhi. Io mi alzai e, d'istinto, andai a toccare la spalla di mio padre. Rimanemmo così per qualche minuto. Pizzul parlava e descriveva ciò che stava accadendo, ma sospettavamo fosse ancora peggio. La partita si giocò lo stesso, ma non c'era più gioia né senso. Era come mangiare segatura. I giorni successivi capii che la scelta che feci fu perfetta. L'amore per mia madre salvò sia me che mio padre. Ma non sono più riuscita a non pensare più a quella sera, come se un filo invisibile ed inspiegabile mi tenesse in qualche modo legata a chi era lì e non ce l'ha fatta. Spesso ripenso a quel giorno di primavera, alle 39 persone che hanno perso la vita… C'è soprattutto un uomo, un padre che non riesco a dimenticare. I giorni successivi, comprai tutti i giornali che pubblicarono articoli riguardanti la tragedia dell'Heysel ed uno, in particolare (che conservo ancora, ma non ho più guardato) pubblicò moltissime foto. Tra queste, una mi è da sempre rimasta impressa nella mente e nel cuore: la foto di un padre che, piangendo, teneva tra le braccia la figlia: l'estremo pallore, la posizione del corpo, i visi di quelli attorno a loro, tutto lasciava intuire che quella ragazza non c'era più. Non so il nome di questo signore, ma il suo viso e quello della figlia sono stampati nella mia mente. Forse perché avremmo potuto essere io e mio padre al loro posto, forse è per questo che non riesco a dimenticarli. Non so dove siano i sopravvissuti alla strage dell'Heysel, non conosco i loro visi, ma sia loro che i 39 di quella sera sono e saranno sempre nel mio cuore. Un abbraccio sincero".

POST SCRIPTUM: "Sono onorata di dare il mio consenso a pubblicare la mia mail ed altrettanto mi emoziona sapere che sarò ulteriormente legata a quella sera, anche se da sempre sono legata a tutte le vittime ed ai loro familiari da un filo invisibile, come già detto. Solo il forte amore per mia madre mi ha impedito di sedere insieme a mio padre nel settore Z. Purtroppo lui non c'è più da quasi dieci anni, ma anche lui in qualche modo si sentiva "legato" nell'anima alle 39 vittime dell'Heysel. Ho parlato di voi a mia madre ed insieme siamo tornate a quei giorni del 1985: anche lei non ha mai dimenticato. Colgo l'occasione per sottolineare che anche i suoi sentimenti sono uguali ai miei. Anche lei si è sempre sentita in qualche modo "legata" a quella sera. Ieri ne abbiamo parlato, abbiamo ricordato e ci sono venuti i brividi. Ci siamo commosse. Grazie ancora per avermi rivelato il nome di Giuseppina Conti: adesso, non so perché, mi sento un po' più serena. Con infinito rispetto ed affetto. Un abbraccio a tutti i sopravvissuti e a chi è rimasto a piangere quei 39 cuori". Claudia Rossi

31 ottobre 2022

Fonte: Associazionefamiliarivittimeheysel.it

© Fotografie: Adrianolazzarini.blogspot.com - Salvatore Giglio



"Mio padre, la sua morte, il suo gesto unico"

di Alberto Pierini

Lorentini racconta: così quella sera lo ha cambiato. "Era al sicuro, corse a salvare un bambino: ha scelto la vita nello stadio dell’orrore".

"E’ una perdita che mi ha cambiato la vita ma mi ha fatto anche scoprire mio padre". Andrea Lorentini, nostro collaboratore e figlio di Roberto, allora aveva 3 anni: ma ha fatto di quella serata una sua missione. Guidi il comitato delle vittime… "Sì, è stato nonno Otello a volerlo e non ho voluto che quella pagina si chiudesse". Chi c’era della tua famiglia all’Heysel ? "Oltre mio padre, due cugini, Andrea e Gianni Stazio, e nonno Otello". Che non tifava Juventus… "No, ma volle andare per stare insieme a suo figlio". Come nacque la decisione di questo viaggio ? "Un anno prima erano andati a Basilea per la finale di Coppa delle Coppe: e decisero di ripetere l’avventura". Da quello che poi ti hanno raccontato come vissero l’escalation della violenza ? "Ai primi lanci di pietre e oggetti, quello stadio cadeva a pezzi e tutto diventava arma, iniziarono a capire il pericolo". Nella curva Z… "Sì, era quella dedicata alle famiglie e ai tifosi neutrali". Tuo padre era riuscito a mettersi in salvo… "Sì, aveva trovato il modo di uscire dalla calca". E poi ? "Vide un bambino di 11 anni in fin di vita e corse ad aiutarlo". Da medico... "Sì, un giorno prima aveva ricevuto la lettera di assunzione in ospedale". E quell’aiuto gli fu fatale… "Lo ritrovarono morto sotto i corpi: e quel bambino con lui". Ne hai conosciuto i parenti ? "Sì, si chiamava Andrea Casula, morì insieme al padre. La sorella Emanuela è diventata mia amica ed è la vicepresidente dell’associazione per le vittime". Tuo nonno come si salvò ? "Riuscì ad avvicinarsi al campo da gioco, alle reti e non a quel muro divisorio tra i due settori che poi crollò". Come si accorse della morte del figlio ? "Cominciò a cercarlo e lo trovò insieme agli altri corpi". Come ha cambiato tutto questo la tua vita ? "Molto, anche oltre quanto non avverta. Ma la parte peggiore è toccata al nonno. Non c’è niente di peggio che sopravvivere ad un figlio. E poi trovarsi con la responsabilità insieme a mia madre di due bambini piccoli, me e mio fratello". Somigli molto a tuo padre… "Sì, me lo dicono tutti e ne sono felice".

12 ottobre 2022

Fonte: Lanazione.it

© Fotografia: Andrea Lorentini



"LA TRAGÉDIE DU HEYSEL"

di Francesco Caremani

"La tragédie du Heysel" è una produzione franco-belga che andrà in onda in sei puntate su RTL-TVI, emittente privata in lingua francese con sede in Belgio e Lussemburgo, a partire dal 18 ottobre; le prime due puntate dovrebbero essere presentate in anteprima al Festival del Cinema Di Roma, 13-23 ottobre. La serie è tratta dal libro di Jan-Philippe Leclaire, vice direttore de L'EQUIPE, "Le Heysel: Une tragédie européenne", probabilmente il libro più importante sulla strage di Bruxelles del 29 maggio 1985, nella quale morirono 39 persone: trentadue italiani, quattro belgi, due francesi e un nordirlandese; juventini e no. Chi mi conosce sa cos’è per me l’Heysel, conosce il mio libro e la mia ricostruzione della vicenda tramite gli occhi e la lucidità di Otello Lorentini, in quanto testimone oculare, il quale perse l’unico figlio Roberto - medaglia d’argento al valor civile, per essere morto tentando di salvare un connazionale - sugli spalti della curva Z e che costituì l’Associazione dei familiari, facendo condannare l’Uefa - con una storica sentenza - oltre che alcuni hooligan e un poliziotto responsabile della sicurezza. Chi ha letto il mio libro sa quello che c’è da sapere, per chi vuole affrontare la realtà dei fatti e non raccontarsi frottole. Cosa ne penso della serie televisiva ? A mio modo di vedere c’è tutto, dalla strage al processo - nello specifico una ricostruzione minuziosa - grazie anche alla presenza dell’avvocato Daniel Vedovatto. Sono state fatte 52 interviste e ci sono immagini, per me, inedite. Ovviamente non si può impedire agli "altri" di parlare e di dire la loro, mentre cercano di nascondersi dietro un dito - in particolare gli hooligan inglesi (ladri oltreché assassini, fateci pace…) e i poliziotti che cercano di mondare le proprie colpe con qualche bugia e alcune inesattezze - però colpe e responsabilità vengono fuori in maniera netta e inequivocabile, grazie al lavoro di Jean-Philippe Leclaire e al montaggio della produzione. Io penso che questo lavoro sia molto importante e per certi aspetti definitivo, una pietra miliare nella memoria dell’Heysel, una memoria che in Italia, a parte il mio libro e la rinata Associazione dei familiari - grazie ad Andrea Lorentini - non c’è stata mai occasione di fare in maniera così approfondita. Non sarà facile per alcuno e alcuna guardarla, è stata oggettivamente dura vederla in anteprima. Cosa altrettanto importante, l’Associazione dei familiari ha un ruolo centrale e viene fuori tutto nella sesta e ultima puntata, grazie al lavoro, in questi anni, di Andrea Lorentini. Dobbiamo essere fieri di lui e di coloro che hanno aderito, perché mai come prima, dai tempi della sentenza che condannò l’Uefa e di Otello Lorentini, è stata così forte la presenza dei familiari nel racconto dell’Heysel; fateci caso, spesso chi parla di Heysel, a vanvera, non parla mai dei morti e dei familiari. Certo, ci sono affermazioni che faranno stare male e altre che faranno arrabbiare, ma dovete guardare la serie nel suo complesso: è fatta giornalisticamente molto bene, davvero molto bene. Palomar dovrebbe distribuirla anche in Italia, ma ancora non ci sono certezze. Credo che sarebbe clamoroso se alcuna, tra emittenti e piattaforme, decidesse di non mandarla in onda. Se ci riusciranno sarà un evento storico, altrimenti niente di nuovo rispetto a ciò che ho sperimentato di persona, umanamente e professionalmente, in vent’anni di memoria. A me, alla fine, è toccata la parte del cattivo, mi ci vorrà la scorta dopo che sarà andata in onda - in Toscana, in Italia e in Inghilterra - ma va bene così. Onorato di avere scelto sempre una parte, quella dei familiari delle vittime dell’Heysel e dei loro cari. "La memoria è la custodia del fuoco, non l’adorazione della cenere", cit. (NDR: Gustav Mahler)

10 ottobre 2022

Fonte: Associazionefamiliarivittimeheysel.it (Testo © Fotografia)

© Video: Mariella Dei (Zenith Magazine) - Teletruria.it



COMUNICATO STAMPA ASSOCIAZIONE 7.10.2022

Chi offende le vittime dell’Heysel paga

Giustizia è fatta per Andrea Lorentini e l’Associazione fra i familiari delle vittime dell’Heysel.

Chi offende le vittime dell’Heysel paga. È questo il risultato della lunga vicenda giudiziaria svoltasi a Napoli e che si è conclusa pochi giorni fa. La vicenda ha inizio nel 2015 quando comincia a girare sul web un post pubblicato su Facebook pesantemente offensivo per la memoria delle vittime dell’Heysel, talmente offensivo da attirare l’attenzione di una trasmissione. L’autore del post anziché pentirsi affonda il coltello e l’Associazione non può non querelare l’autore del fatto.

Le indagini portano al rinvio a giudizio e solo a quel punto, chi aveva offeso decide di riparare le conseguenze del reato attraverso lo svolgimento di lavori di pubblica utilità ed un’offerta risarcitoria all’Associazione che sarà utilizzata per l’attività della stessa oltre che devoluta in beneficienza.

"Per l’Associazione è un risultato importante - spiega il presidente Andrea Lorentini - e la vicenda processuale afferma un principio: chi offende le vittime dell’Heysel paga. Mi auguro che questa sentenza da adesso in poi rappresenti un monito per tutti coloro che ancora oggi, deliberatamente negli stadi o sui social, offendono le 39 vittime di Bruxelles. Uno degli obiettivi dell’Associazione, riportato anche nel nostro statuto - prosegue Lorentini - è quello di difendere in ogni sede, anche legale, la memoria di coloro che persero la vita il 29 maggio 1985".

L’Associazione fra i familiari vittime dell’Heysel, da anni è impegnata in numerose iniziative sia sul fronte della memoria che dell’impegno civile per divulgare i veri valori dello sport tra i giovani, non è più disposta a tollerare frasi offensive o comportamenti denigratori e diffamatori nei confronti delle vittime  ed ha scelto di adottare una linea dura nei confronti di tutti coloro che con scritte, comportamenti o parole rievochino impropriamente la strage dell’Heysel.

7 ottobre 2022

Fonte: Associazione fra i Familiari delle Vittime dell’Heysel

© Fotografia: Arezzonotizie.it

© Video: Cusano News 7

 
7 ottobre 2022 - Segmento della trasmissione sportiva di Massimiliano Morelli "A tutto Sport" in onda sull'emittente Cusano News 7 (il canale dedicato all’informazione di proprietà dell’Università Niccolò Cusano, nata nell’ottobre del 2019, sul canale 234 del digitale terrestre) nella quale è stato ospite Andrea Lorentini, Presidente dell'Associazione fra i Familiari delle Vittime dell'Heysel.




www.associazionefamiliarivittimeheysel.it  Domenico Laudadio  ©  Copyrights 2015  (All rights reserved)