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ARTICOLI STAMPA
e WEB
ASSOCIAZIONE
2026 |
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Qui, in ogni
luogo e altrove
di Domenico
Laudadio
Il Presidente
dell’Associazione fra i Familiari delle Vittime
dell’Heysel ospite della Juventus Football Club
a Torino.
Andrea
Lorentini, domenica 25 gennaio, insieme al
consigliere dell’Associazione, Fabrizio Landini,
ha visitato il monumento dedicato alle 39
vittime dello stadio Heysel di Bruxelles, eretto
dalla Juventus alla Continassa ed inaugurato
solennemente lo scorso 29 maggio 2025 in
occasione del 40° anniversario della strage. Un
progetto "concepito per essere un luogo di
riflessione e speranza" e intitolato "VERSO
ALTROVE", sorto da una ispirazione di Luca
Beatrice, critico d’arte recentemente scomparso,
realizzato dall’artista Luca Vitone. "L’opera si
estende su un'area verde di circa 2000 metri
quadrati, arricchita da cespugli di essenze
profumate e alberi di Ginkgo Biloba - simboli di
resistenza e memoria - scelti per la loro
longevità e capacità di adattamento. Il cuore
del memoriale è una rampa che si innalza
dolcemente, conducendo a un cannocchiale con
lenti invertite; un invito a guardare oltre il
visibile e a riflettere sul futuro. Realizzata
con materiali sicuri e sostenibili, la rampa,
lunga 66 metri, è accessibile sia a piedi sia
con sedie a ruote. Lungo il percorso sono
previsti pianerottoli per soste e momenti di
contemplazione. Per preservare l'atmosfera di
riflessione e raccoglimento, non è consentito
l'uso di biciclette, skateboard, monopattini o
altri mezzi veloci". Ad accompagnarli sul luogo,
Francesco Gianello, responsabile impianti della
Juventus che ha seguito anche il progetto del
monumento e Gaia D'Amelia, responsabile delle
relazioni esterne del club.
Già
da principio, ma anche nei decenni a seguire la
tragedia nonostante la successione delle
dirigenze sportive, il rapporto istituzionale
della Juventus con l’Associazione dei Familiari
delle Vittime oscillò prevalentemente fra alti e
bassi, troppo spesso omissioni e delle
incomprensioni. In questa giornata si coglie,
importantissimo, un definitivo segnale di unità
d’intenti nella condivisione della Memoria e ciò
rappresenterà il solco profondo lungo il quale
percorrere affiancati la strada maestra del
rispetto e della verità, costruendo un progetto
comune di etica sportiva nel sociale. Era questo
il sogno di Otello Lorentini, primo presidente
dell’associazione, il piccolo grande uomo che
osò sfidare e far condannare a processo il
potentato di quella Uefa barocca e avida del
tempo, responsabile della mancata prevenzione di
una strage annunciata. "Un dialogo costruttivo
con la Juventus": la promessa strappata a suo
nipote, in punto di morte, nel 2014. Andrea che
dal 2015 guida l’Associazione, dopo averla
rifondata, l’ha mantenuta con onore e, andando
anche oltre, scrivendo nuove pagine nel futuro
di un calcio affrancato dalla violenza di ogni
genere, fondato sui valori del rispetto
reciproco nell’antagonismo delle competizioni
sportive. Lo stesso Andrea che si è raccomandato
di scrivere in questo articolo: "ringrazio
Juventus per l'ospitalità che ha riservato nel
corso della giornata".
Fonte:
Associazionefamiliarivittimeheysel.it © 26
gennaio 2026 (Testo ©
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Fotografia)
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Il Liceo
Petrarca ricorda Giusy Conti
Incontro con
Luca Serafini per "La ragazza dai pantaloni
verdi".
Arezzo,
4 febbraio 2026 - Il Liceo Petrarca ricorda
Giusy Conti: Incontro con Luca Serafini per "La
ragazza dai pantaloni verdi". Un’aula del Liceo
Classico "Francesco Petrarca" di Arezzo porterà
il nome di Giusy Conti, giovane studentessa
aretina tragicamente scomparsa il 29 maggio 1985
allo stadio Heysel di Bruxelles. La dedica è
stata annunciata in occasione dell’incontro che
si è svolto presso l’istituto con il giornalista
e scrittore Luca Serafini, autore del libro La
ragazza dai pantaloni verdi, alla presenza della
famiglia Conti. L’incontro, molto partecipato da
studenti e docenti, ha rappresentato un momento
di profonda riflessione civile e umana.
Attraverso il racconto di Giusy, Serafini ha
restituito voce e dignità a una delle 39 vittime
della strage dell’Heysel, sottraendola
all’anonimato dei numeri e trasformandola in una
storia viva, fatta di sogni, passioni, amicizie,
normalità spezzata troppo presto. Giusy Conti
aveva diciassette anni, frequentava il liceo
classico e amava la vita con l’entusiasmo tipico
della sua età. Il libro - frutto di un lungo
lavoro di ricerca e di ascolto - non è solo una
cronaca della tragedia, ma un atto di memoria e
di responsabilità collettiva, che interroga
anche le nuove generazioni sul valore del
ricordo, sulla violenza negli stadi e sul
significato dello sport come luogo di
condivisione e non di morte. La decisione di
intitolare a Giusy Conti un’aula del liceo
assume un forte valore simbolico ed educativo:
uno spazio quotidiano di studio e di crescita
porterà il nome di una studentessa che in quella
stessa scuola aveva costruito una parte
importante della propria identità. Un gesto che
unisce memoria e futuro, trasformando il ricordo
in presenza viva. Il Liceo Petrarca conferma
così la propria attenzione alla formazione
integrale degli studenti, capace di tenere
insieme cultura, storia, educazione civica ed
emotiva. L’incontro con Luca Serafini e la
dedica dell’aula a Giusy Conti non sono solo un
omaggio, ma un impegno: quello di continuare a
raccontare, a ricordare e a educare alla
consapevolezza e al rispetto.
Fonte:
Lanazione.it © 4 febbraio 2026
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Morì a 17 anni
allo stadio Heysel
Aula del liceo
classico per Giusy Conti
Il ricordo
della ragazza che frequentava l’istituto
Francesca Petrarca.
Un’aula
del liceo classico Petrarca di Arezzo porterà il
nome di Giusy Conti, giovane studentessa aretina
morta il 29 maggio 1985 allo stadio Heysel di
Bruxelles. La dedica è stata annunciata in
occasione dell’incontro che si è svolto presso
l’istituto con il giornalista e scrittore Luca
Serafini, autore del libro "La ragazza dai
pantaloni verdi", alla presenza della famiglia
Conti. L’incontro, molto partecipato da studenti
e docenti, ha rappresentato un momento di
profonda riflessione civile e umana. Attraverso
il racconto di Giusy, Serafini ha restituito
voce e dignità a una delle 39 vittime della
strage dell’Heysel, sottraendola all’anonimato
dei numeri e trasformandola in una storia viva,
fatta di sogni, passioni, amicizie, normalità
spezzata troppo presto. Giusy Conti aveva
diciassette anni, frequentava il liceo classico
e amava la vita con l’entusiasmo tipico della
sua età. Il libro - frutto di un lungo lavoro di
ricerca e di ascolto - non è solo una cronaca
della tragedia, ma un atto di memoria e di
responsabilità collettiva, che interroga anche
le nuove generazioni sul valore del ricordo,
sulla violenza negli stadi e sul significato
dello sport come luogo di condivisione e non di
morte. La decisione di intitolare a Giusy Conti
un’aula del liceo assume un valore simbolico ed
educativo: uno spazio quotidiano di studio e di
crescita porterà il nome di una studentessa che
in quella scuola aveva costruito una parte della
propria identità.
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Lanazione.it © 5 febbraio 2026
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