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30° TORINO 2015
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Trentennale Associazione  Torino 29.05.2015
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ANNIVERSARIO STRAGE HEYSEL BRUXELLES ASSOCIAZIONE
SEDE CONSIGLIO REGIONALE PIEMONTE TORINO 29.05.2015
29.05.1985 HEYSEL: IL VALORE DELLA MEMORIA, IL DOVERE DELLA VERITA'

La memoria va allenata !

di Smemorato

Venerdì scorso 29 maggio, presso la Sala Viglione di Palazzo Lascaris, sede del Consiglio Regionale del Piemonte, si è tenuta la commemorazione della strage dello Stadio Heysel di Bruxelles avvenuta il 29 maggio 1985. La cerimonia è stata organizzata da Alessandro Benvenuto, Consigliere Regionale, Presidente della Consulta Regionale dei Giovani e Andrea Lorentini, Presidente dell’Associazione fra i Familiari delle Vittime dell’Heysel. I parenti delle vittime hanno ricostituito l’associazione a suo tempo fondata da Otello Lorentini e che era appunto rappresentata dal nipote Andrea Lorentini, figlio di Roberto una delle vittime della strage. Erano presenti: Nereo Ferlat che nel 1985 scrisse il primo libro sull’accaduto "L’ultima curva", Darwin Pastorin giornalista, Massimo Pavan vicedirettore di Tuttojuve.com e Francesco Caremani giornalista, scrittore, noto tifoso juventino, conosciuto al pubblico soprattutto per il suo impegno sulla ricerca della verità sulla triste vicenda dell’Heysel. Mancava totalmente la rappresentanza della Società Juventus nonostante che "in questi ultimi anni - come ha spiegato Andrea Lorentini il responsabile all’associazione - con la presidenza di Andrea Agnelli, la Juventus si è posta in maniera diversa verso la tragedia di Bruxelles dopo che per oltre vent’anni ha completamente dimenticato e ignorato quella notte e le famiglie delle vittime. Di questo rendo merito al dottor Agnelli che si è fatto carico di una nuova sensibilità e attenzione verso quella tragedia". Molto significativa invece la presenza di Domenico Beccaria, Custode della Memoria storica granata presso il Museo del Grande Torino , il quale ha giustamente sottolineato il fatto che la rivalità sportiva non deve mai, mai sfociare nella violenza. Nereo Ferlat nel suo intervento ha detto: "Mi ricordo ancora all’improvviso. Rivedo i morti. La faccia del signor Gianfranco Sarto da San Donà di Piave. L’ avevo conosciuto sul pullman. Sento ancora fisicamente quella sensazione orribile delle membra schiacciate, immobilizzate, senza respiro. Non riuscivo più a respirare, ho capito che sarei morto. Con i pensieri ho salutato mia moglie e mia figlia, allora aveva sette anni. Poi ho pregato Padre Pio. Non lo so di preciso cosa sia successo, ci ripenso ancora. Sono stato al posto giusto nel momento giusto. Sono stato estremamente fortunato. Un’ onda umana, una spinta improvvisa, mi ha sollevato invece che abbattermi definitivamente. Sono riuscito ad aggrapparmi a una schiena con tutta la forza che mi restava. Poi è crollato il muretto che dava verso il campo e ho ripreso a respirare. Mi ha colpito negativamente che un po’ tutti, la Juventus per prima, abbiano scelto il silenzio. C’è stata una grande opera di rimozione. Ma le tragedie non vanno dimenticate, anche per questo ho scritto un libro che s’intitola "L’ultima curva". Per chi non si è più rialzato. Perché trentanove vittime chiedono memoria". La memoria va allenata ! La cerimonia è stata toccante e commovente, ha avuto culmine nella lettura del Monologo teatrale: Heysel "Io sono la Memoria" - Lettera da Bruxelles. Ideato e scritto da Domenico Laudadio, membro dell’associazione. Basato sul racconto di quella serata. Il dramma, la morte e le cause di quella tragedia. Un percorso della memoria, attraverso l’inferno dell’Heysel e di quel maledetto 29 maggio 1985. Interpretato da Francesca Cassottana, giovane attrice, milanese di nascita e laureata alla scuola arte drammatica di Milano e Piemontese d’adozione.  Fonte: Losmemoratodicollegno.wordpress.com © 4 giugno 2015  Fotografia: Associazionefamiliarivittimeheysel.it ©  Grafica: Cleanpng.com © Video: Crpiemonte.tv ©


Il dovere della memoria

di Marco Sanfelici

The day after. Il trentennale in memoria delle vittime dell’Heysel è passato;  la sbornia da secchiate di parole, di manifestazioni annunciate, di assenze pesanti e di dinieghi colpevoli sono andati. A terra, come in tutti gli eventi che si rispettano, restano i cocci. Oppure no ? Perché questo è il punto. Se prenda piede la volontà di relegare la tragedia di Bruxelles in un angolo della storia della Juventus, quasi una macchia nera di inchiostro indelebile, da coprire e da esporre il meno possibile o se debba affermarsi la strenua lotta per darne il giusto risalto. Se ho atteso oggi, 30 maggio, il giorno dopo appunto, per fissare queste brevi riflessioni, è per smarcarmi dall’ovvio. Ovvio come la presenza di migliaia di curiosi a caccia di selfie ed autografi attorno alla chiesa della Gran Madre di Dio sul far della sera. Ovvio come la presenza di mondanità, di addetti ai lavori, di piccoli e grandi personaggi, quasi a sottolineare la loro presenza, perché "non si sa mai". Ovvio l’incedere di autorità ed alte uniformi, quelle autorità che con imbarazzo si accostano ai familiari delle vittime, dopo avere abbassato la testa a pressioni non ben individuabili (si sa ma non si dice!). Ovvio vedere i vertici della società Juventus, un po’ meno ovvio vedere scendere la squadra dal pullman ed introdursi dalla porta laterale dell’ossario della chiesa sacrario. C’era forse bisogno di sottolineare il dominio sull’evento ? In contrapposizione poi a che cosa ? L’unico evento alternativo si è svolto nella sala Viglione presso Palazzo Lascaris, sede del Consiglio Regionale, alla presenza di veri protagonisti della tragedia dell’Heysel. Alla presenza di coloro che non necessitano di pompe magne per dichiarare e difendere la verità. Così Andrea Lorentini, dell’Associazione "Fra le vittime dell’Heysel", Francesco Caremani, autore del libro "Heysel Le verità di una strage annunciata", Nereo Ferlat (redattore di Juwelcome, N.D.R.) sopravvissuto della curva Z, autore del libro "L’ultima curva"; gli autorevoli Darwin Pastorin e Massimo Pavan; il graditissimo apporto di Domenico Beccaria, in rappresentanza di coloro che a Superga piangono una tragedia altrettanto atroce; Annamaria Licata, armata della solita generosità. La lettura di una piece teatrale di Domenico Laudadio, nella quale emergono verità scomode ed occultate, ha commosso la sala non poco. Forse per prendere le distanze da questo racconto crudo e senza sconti, era assente il "Convitato di Pietra". Mai assenza si è tramutata nel silenzio più rumoroso. A Palazzo Lascaris si è consumato un esercizio tra i più difficili in assoluto, in questo Paese che quasi si vergogna del proprio passato: il dovere della memoria. Non c’è fastidio o imbarazzo che tenga. L’Heysel rappresenta una tragedia privata per i familiari delle vittime e dei feriti (circa 600 e nessuno ne parla), ma è anche una tragedia nazionale, che valica i confini juventini, nei quali si è voluta relegare, per buona pace di coscienze deboli ed ipocrite. Siamo gente che si divide su tutto, anche sulle disgrazie. Ma il dovere della memoria, ciò che fa andare Lorentini e Caremani di scuola in scuola lungo tutto l’anno scolastico, impone una scelta di campo. Lontano da tricolori e bandiere, voltando le spalle all’ufficialità, sforzandosi di entrare dalla porta stretta, colui che scrive ha già fatto la propria scelta. E non solo per la ricorrenza di quest’anno.  Fonte: Juwelcome.com © 30 maggio 2015 Fotografia: Associazionefamiliarivittimeheysel.it ©

In memoria dei caduti dell’Heysel

"Non morti, ma caduti dell’Heysel perché fu una battaglia ed a morire furono degli innocenti. Una tragedia che ha lasciato molti feriti, non solo nel corpo, ma nell’animo".

Con queste parole, rotte dalla commozione, Darwin Pastorin, l’illustre giornalista molto vicino all’Associazione familiari vittime dell'Heysel, ha rievocato la tragedia verificatasi poco prima dell’inizio della finalissima di Coppa dei Campioni (ora Champions League) tra Juventus e Liverpool, esattamente trent’anni fa, il 29 maggio del 1985. L’evento, in memoria dei tragici fatti di Bruxelles e organizzato dall’associazione, è stato ospitato nella Sala Viglione di Palazzo Lascaris, dove a portare il saluto dell’Assemblea a nome dell’Ufficio di presidenza e della Consulta regionale dei giovani, è stato Alessandro Benvenuto, affinché "la memoria di quella tragedia venga preservata". Il momento culminante dell’incontro si è avuto con la lettura da parte dell’attrice Francesca Cassottana di una lettera scritta, al figlio, da Domenico Laudadio (tra i presenti) per spiegare con parole accorate il susseguirsi degli eventi di quella infausta giornata. Andrea Lorentini, presidente dell’Associazione e figlio di Roberto, una delle vittime e nipote di Otello, primo presidente dell’Associazione medesima, ha spiegato come "la memoria non possa prescindere dal dovere della verità", mentre Francesco Caremani - autore dell’unico libro riconosciuto dalle vittime – "Heysel, le verità di una strage annunciata", ha spiegato quanta strada ci sia ancora da fare nel mondo dello sport, particolarmente in Italia, per evitare che simili fatti possano ripetersi. È stato anche proiettato un breve video rievocativo. Tra i moltissimi ospiti, componenti dell’associazione e non, che hanno parlato delle varie sfaccettature della vicenda, importante la partecipazione di Domenico Beccaria, presidente del "Museo del Grande Torino", che ha affermato l’importanza degli sportivi nell’onorare i morti di simili eventi senza distinzione di maglia anzi, nel cogliere queste opportunità per andare oltre la memoria e contribuire, con questi atteggiamenti, a costruire un ambiente del calcio più sano ed etico. Già lo scorso anno vi fu una iniziativa comune "Settanta angeli in un unico cielo" in memoria dei 31 morti di Superga (i campioni del Grande Torino e gli accompagnatori) e dei 39 di Bruxelles (dei quali 32 italiani, quasi tutti bianconeri, senza dimenticare che ci furono ben 600 feriti a causa della furia degli Hooligans). Fonte: Cr.piemonte.it © 29 maggio 2015 (Testo © Fotografia © Video)

LIVE TORINO

Heysel, il resoconto della toccante commemorazione

di Massimo Pavan

Lorentini: "La memoria va allenata". Caremani: "Manca luogo della memoria". Pastorin: "Non parliamo di morti, ma di caduti". Ferlat: "Avevo mezzo minuto di vita".

17:20 - La parola passa a Francesco Caremani, giornalista, scrittore e autore del libro: "Heysel Le verità di una strage annunciata": "Permettetemi di dire che stasera manca una persona qui con me, che è Otello Lorentini (caloroso applauso in sala, ndr). Grazie alla sua battaglia, grazie anche al fatto che lui aveva conservato i documenti del processo, i giornali dell'epoca, senza di lui non ci sarebbe stata giustizia per i morti dell'Heysel, non ci sarebbe stato neanche il mio libro che grazie ai parenti delle vittime è diventato anche uno strumento di memoria, che è la cosa che mi preme di più. Io sono in Piemonte da una settimana, da lunedì sono stato nelle scuole, a parlare ai ragazzi che nel 1985 non erano ancora nati. Ragazzi che tifano per il Torino e che tifano per la Juventus. E devo dire che è stata una sensazione molto particolare. Otello Lorentini mi ha spiegato il cammino della memoria, mi ha chiesto di scrivere il libro perché si era scocciato del fatto che la gente non sapesse cosa era successo veramente, si era scocciato che in tanto raccontassero a casaccio l'Heysel. Io ho avuto invidia per due squadre, il Torino e il Liverpool, perché per Superga e Hillsborough hanno un giorno della memoria. A noi manca una cosa importante, perché ce l'hanno cancellata. Le scuole superiori vanno ad Auschwitz perché è un luogo in cui capiscono quello che è successo. in Argentina hanno impedito di distruggere la scuola dell'esercito dove torturavano i desaparecidos, perché altrimenti non avrebbero potuto capire dove li torturavano, dove facevano partorire le ragazze per dare i loro figli ai militari che non li potevano avere. Purtroppo a noi manca il luogo della memoria, perché lo stadio Heysel di fatto non esiste più".

17:15 - Il giornalista Darwin Pastorin: "C'è chi vorrebbe cancellare quello che è successo 30 anni fa, ma quello non si potrà mai cancellare nella memoria, perché se noi dobbiamo parlare di quanto accaduto 30 anni fa, non dobbiamo più parlare dei morti dell'Heysel, ma dei caduti dell'Heysel, perché quella fu una battaglia, una battaglia dove a perdere la vita furono persone comuni, gente che andava a quella partita come a una festa. C'è  stato chi ha perso la vita, chi ha perso l'innocenza e la speranza. Perché ai morti bisogna aggiungere i feriti, ma non solo i feriti dal punto di vista fisico, anche i feriti dal punto di vista psicologico, del cuore, oltre a quelli che hanno perso i loro cari".

17:00 - Parla Nereo Ferlat, sopravvissuto alla tragedia ed autore del libro "L’ultima Curva": "Ho visto cosa è successo, come è cominciato il tutto. Quando sono cominciati questi attacchi, io avevo vicino a me due persone con le quali avevo viaggiato e ho detto: scappiamo perché qua con questa rete per polli non siamo al sicuro, eravamo a circa una decina di metri da lì, nel mezzo della curva. Il razzo che hanno lanciato gli inglesi ad altezza d'uomo è stato quello che ha fatto spaventare queste persone che non erano preparate a una guerriglia. Qui c'erano delle famiglie, gente che stava mangiando un panino, che stava guardando la partita dei ragazzi che si stava giocando. Era gente impreparata. Ci siamo trovati migliaia di persone in pochissimi metri quadrati, urlanti, che cercano una via di salvezza. Eravamo tutti schiacciati. Io posso parlare per me, mi sono ritrovato ad avere mezzo minuto di vita, ero proprio schiacciato completamente, non avevo neanche saliva in bocca. Ho cominciato a salutare mentalmente i miei: peccato, la prima volta che vado all'estero a vedere la Juve ed è proprio l'ultima per me. Poi ho pensato: Padre Pio aiutami. Mi sono aggrappato alle persone che stavano ondeggiando e con tutta la forza ho cercato di stare in piedi, perché se fossi caduto non mi sarei rialzato. Quando poi è crollato il muretto, calpestando gente già a terra, mi sono trovato in campo e mi sono fatto il segno della croce, ero salvo. La crocerossina mi ha dato da bere e ho ripreso le forze. Poi mi sono detto che a casa mia avranno visto questi incidenti e volevo farmi vedere. Sono salito fino in tribuna stampa e addirittura Carlo Nesti mi ha fatto da scaletta e mi ha tirato su. I clacson, se avesse vinto il Liverpool, sarebbero stati di tutte le altre squadre che non aspettavano altro".

16:40 - Francesca Cassottana, giovane attrice laureata alla scuola d’arte drammatica "Paolo Grassi" di Milano, ripercorre le fasi del dramma raccontando le fasi, le cause e le responsabilità della tragedia.

16:20 - Inizia la commemorazione nella Sala Viglione nella sede del Consiglio Regionale Piemonte. Prende la parola Andrea Lorentini, Presidente dell’"Associazione fra i familiari vittime dell’Heysel": "E' una giornata importante, alla quale abbiamo voluto dare il titolo 'Il valore della memoria, il dovere della verità'. Sono due pilastri sui quali il lavoro dell'associazione che ho ricostituito grazie al supporto di buona parte dei familiari dell'Heysel. Dopo 30 anni la memoria deve essere allenata, va difesa, perché ancora oggi la memoria di quelle vittime viene offesa e oltraggiata in molti stadi in Italia, ma questo vale non solo per le vittime dell'Heysel, ma per tutte le vittime legate al calcio. Per almeno 30 anni si è fatta poca memoria e spesso fuorviante. L'obiettivo della nostra associazione è portare avanti la memoria che non può prescindere dalla verità storica e processuale di quei fatti. La verità sull'Heysel è una sola, gli hooligans sono gli assassini materiali di quella strage, perché provocano la morte di 39 persone e centinaia di feriti nel settore Z. Però la Uefa e le autorità del Belgio sono i mandanti morali di quella strage, perché la Uefa è responsabile di una serie di gravi negligenze nell'organizzazione di quell'evento, a cominciare dalla scelta dello stadio, fatiscente e non adeguato ad ospitare una finale di Coppa dei Campioni, perché la gestione dei biglietti è a dir poco scellerata, basti pensare che nel settore Z non devono finire famiglie e tifosi italiani, ma ci finiscono. Quello era un settore neutrale, dove dovevano esserci tifosi non italiani. Una strage annunciata come ha scritto Francesco Caremani nel suo libro. L'associazione rinasce dopo la storica prima associazione che si costituì qualche mese dopo la tragedia e che fu fondata da mio nonno, Otello Lorentini che con quell'associazione ha portato avanti un processo che è durato oltre sei anni, due gradi di giudizio più la Cassazione".

09:55 - L’Heysel 30 anni dopo: Il valore della Memoria, il dovere della verità. L’ "Associazione fra i Familiari delle Vittime dell’Heysel", in occasione del 30° Anniversario della Strage di Bruxelles, ringrazia pubblicamente la Presidenza del Consiglio Regionale del Piemonte e della Consulta Regionale dei Giovani per il patrocinio alla Commemorazione che si terrà il 29 maggio 2015 alle 15.30 presso la Sala Viglione nella sede del Consiglio Regionale Piemonte, Palazzo Lascaris, in via Alfieri 15 a Torino (Zona Centro vicino a Piazza Castello). La manifestazione, ispirata al valore della Memoria e al dovere della Verità, sancita dai fatti storici e dalle sentenze processuali, sarà aperta dagli interventi di Alessandro Benvenuto, Consigliere Regionale e Presidente della Consulta Regionale dei giovani e di Andrea Lorentini, Presidente dell’ "Associazione fra i familiari vittime dell’Heysel" e impreziosita dalle testimonianze di alcuni familiari nel ricordo dei propri cari. A seguire il reading del monologo teatrale "HEYSEL: IO SONO LA MEMORIA - LETTERA DA BRUXELLES" di Domenico Laudadio, membro dell’associazione e custode del museo virtuale multimediale Saladellamemoriaheysel.it. Il racconto, interpretato da Francesca Cassottana, giovane attrice laureata alla scuola d’arte drammatica "Paolo Grassi" di Milano, ripercorre le fasi del dramma raccontando le fasi, le cause e le responsabilità della tragedia. Al termine della rappresentazione teatrale accompagnato dal contributo d’immagini e video di repertorio si aprirà un dibattito fra i giornalisti e il pubblico presente in sala al fine di ricordare e comprendere. Saranno tra i graditi ospiti dell’Associazione, Massimo Pavan (Vicedirettore di Tuttojuve.com), Darwin Pastorin (Giornalista e scrittore), Francesco Caremani  (Giornalista, scrittore e autore del libro: "Heysel Le verità di una strage annunciata"), Nereo Ferlat (Sopravvissuto alla tragedia ed autore del libro "L’ultima Curva"). Conclusa la cerimonia, L’"Associazione fra i Familiari delle Vittime dell’Heysel" si unirà alla Juventus Football Club per la celebrazione della Messa in suffragio dei caduti di Bruxelles, alle ore 19.30 nella Chiesa "Gran Madre di Dio". In tarda serata Andrea Lorentini e Francesco Caremani alle 22.30 saranno ospiti della trasmissione Rai "Zona 11" di Marco Mazzocchi, dedicata al Trentennale dell'Heysel. Fonte: Tuttojuve.com Video: Associazionefamiliarivittimeheysel.it ©

HEYSEL - Oggi l'iniziativa dell'associazione familiari

di Enzo Ricchiuti

Intervista di Enzo Ricchiuti ad Annamaria Licata, tifosa e membro Associazione Familiari vittime dell'Heysel, che ci informa dell'iniziativa in programma oggi pomeriggio a Torino, organizzata dall'associazione.

Cosa succede il 29 maggio a Torino ?

"C'è il trentennale dell'Heysel… e noi come Associazione familiari vittime dell'Heysel… abbiamo organizzato un evento in memoria delle vittime... il tutto tra mille difficolta e in alcuni casi pure ostracismi più o meno velati…""C'è il trentennale dell'Heysel… e noi come Associazione familiari vittime dell'Heysel… abbiamo organizzato un evento in memoria delle vittime... il tutto tra mille difficolta e in alcuni casi pure ostracismi più o meno velati…".

Chi è Lorentini ?

"Lorentini è il figlio di Roberto Lorentini il medico morto per salvare Andrea. Il piccolo Andrea. E nipote di Otello Lorentini".

C'è qualcuno che s'è preso la briga di ostracizzare persone così ?

"Sì sì e si sono pure impegnati…".

Risultati pochi vedo.

"Alla fine… noi siamo andati avanti lo stesso nonostante tutto e abbiamo per fortuna trovato anche sostegno e collaborazione. C'è chi ci ha scaricato, perché comunque l'Heysel ancora crea problemi… come il comune di Torino, anzi più giusto dire come il sindaco di Torino, che tramite un assessore ci ha fatto sapere, a due settimane dall'evento…che non poteva sostenere la nostra richiesta, come invece fatto l'anno prima e come ci aveva detto avrebbe fatto anche quest'anno…perché se non c'era la condivisione della Juve, sarebbe stato imbarazzante per loro, inteso come Comune, darci voce e spazio. Insomma quasi una scelta politica… fermo restando che un no da un'istituzione dovrebbe essere motivata diversamente, ad un cittadino. Se poi quel cittadino è Andrea Lorentini, figlio di Roberto Lorentini morto da eroe…a maggior ragione la motivazione dovrebbe avere uno spessore e una logica diversa. E soprattutto dovrebbe rispettare le regole di ingaggio istituzione-cittadino. Per fortuna che c'è stato, chi invece si è adoperato al massimo con la giusta sensibilità e attenzione… e di questo ringrazio e ringraziamo come associazione il Consiglio Regionale del Piemonte e il Presidente della Consulta dei Giovani, che in una settimana ci hanno offerto il loro aiuto e ci hanno concesso oltre al patrocinio, anche una sede adeguata e all'altezza dell'evento. Anche se quello a cui hanno dovuto assistere i familiari in questi ultimi tre mesi, grida vendetta. Ma per fortuna in Italia paese di vassalli, puttane, politici senza scrupoli… ci sono anche persone rette, di indubbia moralità e con qualche principio".

Avete invitato anche quelle ?

"Quelle chi ? Le puttane o la parte per bene che combatte tutti i giorni in un paese che non li merita ?".

Il presidente Agnelli avrà il posto accanto al sindaco e a Lorentini ?

"Alla Messa forse, da noi non credo che verrà, anche se noi lo abbiamo invitato. Non hanno voluto condividere il nostro Monologo, dato di fatto riconosciuto dallo stesso Presidente e forse nemmeno volevano si facesse, senza di loro, ma questo lo aggiungo io".

E' così brutto ? Il monologo ovviamente, non il pres.

"No era troppo vero e troppo legato ai fatti e a quanto successe quella maledetta sera".

Cos'è che vorrebbero, il lieto fine ?

"No, solo ricordare i morti ma senza ricordare i fatti, le responsabilità e la verità, come invece ha fatto splendidamente il docufilm di Repubblica, pubblicato ieri sul sito e che ha avuto credo un grande successo di condivisione… il nostro copione è sullo stile del docufilm ovviamente recitato in un monologo…senza immagini… ma il filo conduttore è lo stesso".

Quando dici che non vorrebbero ricordare le responsabilità, intendi che non vorrebbero ricordare le responsabilità anzitutto Juve ?

"No. In generale. Loro vogliono solo ricordare. Noi invece vogliamo parlare e raccontare la verità altrimenti continueremo ad ammazzarci negli stadi senza aver imparato mai nulla…e rimanendo ad aggiornare il pallottoliere dei morti per una partita di calcio. E' come se ad un Ebreo gli si chiedesse di onorare i propri morti ma senza raccontare della Shoah, senza dire come sono morti e perché...ma solo che sono morti".

Insomma, racconterebbero la storia dalla fine come se i 39 li avesse sorpresi un fulmine. Non vogliono il perché, voi perché si, per condannarli ?

"No… la verità non serve a condannare… soprattutto se la si racconta trent'anni dopo. A processi fatti e finiti… La verità serve a prevenire che possano risuccedere tragedie simili. E serve ai familiari delle vittime, per poter sopravvivere al loro dolore… e ad una perdita, ancora ad oggi senza senso. Dovuta all'incapacità... la disorganizzazione… e al business, e a tutto quello che si poteva sbagliare quella sera… tutto. Organizzata male, portata avanti peggio, conclusa nella vergogna. La Juve non ne fu responsabile… la Juve in tutto questo inizialmente fu vittima anche lei, in qualche modo, ma nella gestione del post partita… e del post tragedia… ha qualcosa da chiedersi…".

Qual è il programma ?

"Si parte con i saluti istituzionali da parte del Consiglio Regionale e la presentazione dell'evento insieme al Presidente dell'Associazione dei familiari, ci saranno testimonianze dei familiari in ricordo dei loro cari, il famoso quanto mai discusso monologo con un'attrice piemontese d'adozione. Sarà una cosa particolare fidatevi. Cercheremo di riprenderlo per poi posarlo sul web. Infine un dibattito tra i nostri ospiti, giornalisti e scrittori che hanno deciso di aderire. E chi tra il "pubblico" vorrà capire…raccontare e comprendere. Un evento molto equilibrato e tranquillo voluto dai familiari per ricordare e raccontare. E come tale sarebbe dovuto essere rispettato maggiormente e magari sostenuto invece che sottaciuto".

Sembra una cosa molto anni '60. Tutti che possono parlare, alla pari. Non c'è neanche un addetto stampa che riscriva gli interventi ?

"No no... quale addetto stampa… si parlerà con il cuore ... non con le veline".

Non con le veline che danno la linea e neanche col prete che dia l'assoluzione. Parlerete con le coscienze, sfido che vi danno buca.

"Eh beh… non tutti vogliono sentirle. Troppo faticoso... bisogna impegnarsi poi per capire. Bisogna pure mettersi in gioco".

Chi sono i giornalisti che hanno accettato ?

"Ancora stiamo attendendo conferme…ma al momento posso dirvi Massimo Pavan vicedirettore di Tuttojuve... Darwin Pastorin… Francesco Caremani autore del libro "Heysel: le verità di una strage annunciata"... Per altri stiamo aspettando conferma…".

La giornalista napoletana Anna Trieste ha scritto sul napolista.it "gli juventini sono la sfaccimma della gente".

"Per lei come per altri chiediamo rispetto per i morti dell'Heysel dopo aver festeggiato la coppa. "Per chiunque parli… la colpa di pochi non può essere una condanna per tutti. Soprattutto se fra quei "tutti" ci sono anche 39 morti". Fonte: Juventibus.com © 29 maggio 2015 Fotografia: Associazionefamiliarivittimeheysel.it ©

Heysel 30 anni dopo: Il valore della Memoria, il dovere della verità

L’ "Associazione fra i Familiari delle Vittime dell’Heysel", in occasione del 30° Anniversario della Strage di Bruxelles, ringrazia pubblicamente la Presidenza del Consiglio Regionale del Piemonte e della Consulta Regionale dei Giovani per il patrocinio alla Commemorazione che si terrà il 29 maggio 2015 alle 15.30 presso la Sala Viglione nella sede del Consiglio Regionale Piemonte, Palazzo Lascaris, in via Alfieri 15 a Torino (Zona Centro vicino a Piazza Castello). La manifestazione, ispirata al valore della Memoria e al dovere della Verità, sancita dai fatti storici e dalle sentenze processuali, sarà aperta dagli interventi di Alessandro Benvenuto, Consigliere Regionale e Presidente della Consulta Regionale dei giovani e di Andrea Lorentini, Presidente dell’ "Associazione fra i familiari vittime dell’Heysel" e impreziosita dalle testimonianze di alcuni familiari nel ricordo dei propri cari. A seguire il reading del monologo teatrale "HEYSEL: IO SONO LA MEMORIA - LETTERA DA BRUXELLES" di Domenico Laudadio, membro dell’associazione e custode del museo virtuale multimediale Saladellamemoriaheysel.it. Il racconto, interpretato da Francesca Cassottana, giovane attrice laureata alla scuola d’arte drammatica "Paolo Grassi" di Milano, ripercorre le fasi del dramma raccontando le fasi, le cause e le responsabilità della tragedia. Al termine della rappresentazione teatrale accompagnato dal contributo d’immagini e video di repertorio si aprirà un dibattito fra i giornalisti e il pubblico presente in sala al fine di ricordare e comprendere. Saranno tra i graditi ospiti dell’Associazione, Massimo Pavan (Vicedirettore di Tuttojuve.com), Darwin Pastorin (Giornalista e scrittore), Francesco Caremani  (Giornalista, scrittore e autore del libro: "Heysel Le verità di una strage annunciata"), Nereo Ferlat (Sopravvissuto alla tragedia ed autore del libro "L’ultima Curva"). Conclusa la cerimonia, L’"Associazione fra i Familiari delle Vittime dell’Heysel" si unirà alla Juventus Football Club per la celebrazione della Messa in suffragio dei caduti di Bruxelles, alle ore 19.30 nella Chiesa "Gran Madre di Dio". In tarda serata Andrea Lorentini e Francesco Caremani alle 22.30 saranno ospiti della trasmissione Rai "Zona 11" di Marco Mazzocchi, dedicata al Trentennale dell'Heysel. Fonte: AssociazionefamiliarivittimeHeysel.it © 28 maggio 2015 Video: Arezzoora.it ©

A Torino, trentennale dell'Heysel

Venerdì 29 maggio 2015 a Torino, in via Alfieri 15, a partire dalle ore 15,30 presso la Sala Vignone di Palazzo Lascaris (sede del Consiglio Regionale del Piemonte) l’Associazione fra i Familiari delle Vittime dell’Heysel e la Consulta Regionale dei Giovani presentano: 29 Maggio 1985 Heysel: Il Valore della Memoria, il Dovere della Verità.

Apertura dell'evento, con l’introduzione di Alessandro Benvenuto (Consigliere Regionale, Presidente della Consulta Regionale dei Giovani) e Andrea Lorentini (Presidente Associazione fra i Familiari delle Vittime dell’Heysel).

Associazione fra i Familiari delle Vittime dell’Heysel: impegni e obiettivi. Intervento del Presidente, sul valore della memoria, della verità e della lotta ad ogni forma di violenza. Seguiranno interventi di altri familiari in nome e nel ricordo dei loro cari.

Monologo teatrale: Heysel "Io sono la Memoria" - Lettera da Bruxelles Ideato e scritto da Domenico Laudadio, membro dell’associazione. Basato sul racconto di quella serata. Il dramma, la morte e le cause di quella tragedia. Un percorso della memoria, attraverso l’inferno dell’Heysel e di quel maledetto 29 maggio 1985. Interpretato da Francesca Cassottana, giovane attrice, milanese di nascita e laureata alla scuola arte drammatica di Milano e Piemontese d’adozione, dove svolge la sua attività di attrice.

Dibattito interattivo: "L’Heysel 30 anni dopo: il valore della Memoria, il dovere della verità". Giornalisti e scrittori dibatteranno con il pubblico presente, per capire e ricordare. Tra i vari ospiti, Darwin Pastorin (giornalista e scrittore), Massimo Pavan (vicedirettore di Tuttojuve.com), Francesco Caremani (giornalista e scrittore, autore del libro: Heysel - Le verità di una strage annunciata), Nereo Ferlat (sopravvissuto miracolosamente a quella tragedia e autore del libro: "L’ultima curva", e altri ancora...

Com'è noto, alle 19,30 è poi prevista la Messa in suffragio delle vittime dell’Heysel, organizzata da Juventus Football Club e dal Comune di Torino nella basilica "Gran Madre di Dio". Fonte: Blog.ju29ro.com © 27 maggio 2015 Fotografia: AssociazionefamiliarivittimeHeysel.it

Lorentini e Caremani ospiti di Rai Sport

Heysel, 30 anni dopo: applausi, cartelli e commozione a Torino

di Mattia Cialini

Un +39 gigantesco per zittire la stupidità di chi, in passato, ha inneggiato alla tragedia. E’ il 39esimo minuto di Juventus-Napoli quando fioriscono in curva Scirea migliaia di cartelli con i nomi delle vittime. Perché 39 non resti solo un numero, quello dei morti (32 italiani e 7 stranieri) della folle notte dell’Heysel: sono passati 30 anni e l’oblio sarebbe il torto più grande. Dietro quel numero ci sono 39 volti, 39 storie, 39 tragedie familiari. Lo Juventus Stadium, ieri in occasione dell’ultima partita casalinga stagionale dei bianconeri in Serie A, ha voluto ricordare tutti i nomi delle vittime di quella drammatica finale di Coppa dei Campioni perché, come scritto in uno striscione: "Nessuno muore veramente se vive nel cuore di chi resta". Tra i nomi innalzati al cielo di Torino anche quello dei due aretini Giuseppina Conti, morta a 16 anni, e Roberto Lorentini, eroico medico 31enne e padre di Andrea, che è l’attuale presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime: "Ero stato sommariamente informato della coreografia – dice Andrea Lorentini – ho ringraziato a nome dell’associazione la curva Sud dello Juventus Stadium per la bella iniziativa. E’ stato un momento molto toccante e significativo, perché 39 non resti un numero senza significato".

L’associazione, fondata da Otello Lorentini, padre di Roberto e nonno di Andrea, è stata da poco riattivata. Un’associazione che negli anni si è battuta strenuamente per tirar fuori la tragedia dal dimenticatoio.

"E’ così. Mio nonno ha ottenuto importanti successi, anche legali. La responsabilità attribuita (anche) all’Uefa per quel che accadde il 29 maggio 1985 è una vittoria della sua caparbietà. Ha fatto giurisprudenza".

Con la società juventina c’è stato un riavvicinamento ?

"Sì, negli ultimi 5 anni qualcosa si è mosso per merito dell’attuale presidente Andrea Agnelli. In passato la Juventus si era chiusa nel silenzio, volendo considerare la Coppa dei Campioni dell’85 solo come un successo sportivo".

Dopo 30 anni è arrivato il momento di una memoria condivisa ?

"L’atteggiamento della società è cambiato: dalla chiusura totale alla collaborazione nelle iniziative a ricordo degli eventi. Purtroppo l’Heysel crea ancora imbarazzi alla Juve, che vorrebbe edulcorare gli avvenimenti. Avremmo voluto mettere in piedi uno spettacolo teatrale sulla vicenda, per ricostruire davvero quel che accadde: dalla disorganizzazione che portò migliaia di hooligan inferociti alla carica, alle condizioni fatiscenti dello stadio. Non è stato possibile farlo assieme alla società".

Tra quattro giorni ricorrerà il 30° anniversario della strage, cosa farete come associazione ?

"Dalle 16 alle 18 saremo a Torino, al consiglio regionale del Piemonte, per un momento di riflessione. Sarà letta anche una lettera di Domenico Laudadio, custode della memoria dell’Heysel. Alle 19,30 ci sarà una cerimonia religiosa nella chiesa Grande Madre di Dio, una messa a cui parteciperanno anche rappresentati della Juventus. Infine alle 22,30 sarò ospite di Rai Sport per una trasmissione speciale sull’Heysel. Con me ci sarà anche Francesco Caremani, giornalista che ha scritto il libro "Heysel, la verità di una strage annunciata". Fonte: Arezzonotizie.it © 24 maggio 2015 Tweet: Associazionefamiliarivittimeheysel.it ©

Heysel 1985-2015, il ricordo 30 anni dopo

Andrea Lorentini: "E' giusto non dimenticare e fare memoria"

Andrea Lorentini: "Un anniversario importante, trent’anni sono tanti, ma dopo tutto questo tempo è ancora giusto ricordare e fare memoria nella maniera corretta, quindi non prescindendo da quelle che sono state le verità storico-processuali su quella tragedia, Arezzo ha pagato un prezzo troppo alto, perché ha perso due concittadini, Roberto Lorentini e Giuseppina Conti, è per questo che domani, noi dell’Associazione fra i familiari delle vittime saremo a Torino per una serie di iniziative. Ricordare significa anche riflettere e soprattutto cercare di migliorare la cultura sportiva, visto che purtroppo s’è fatto sempre troppa poca memoria sull’Heysel, e questa è stata anche una delle cause che oggi in Italia, c’è una cultura sportiva molto distante da quella che dovrebbe essere in un paese come il nostro e quindi nel nostro piccolo, come associazione, voglia contribuire a migliorarla. Dei tanti libri che sono usciti sulla strage dell’Heysel, l’unico che come associazione riconosciamo è quello di Francesco Caremani, perché un’inchiesta giornalistica che spiega le dinamiche che hanno portato a quella tragedia, gli hoolingans sono gli assassini materiali che provocarono 39 vittime, però a monte il colpevole è l’UEFA, che decise di far giocare quella finale in uno stadio fatiscente e le autorità belghe che non si dimostrarono all’altezza nella gestione dell’ordine pubblico, e nel libro sono raccontate tutte queste dinamiche in modo dettagliato. E grazie all’associazione dei familiari delle vittime e ad Otello Lorentini, l’UEFA fu condannata al processo e da allora ha le responsabilità degli eventi che organizza. Noi, come associazione, non ci fermeremo a questo trentennale e faremo sì che i riflettori rimangano sempre accesi su questa vicenda". Fonte: Arezzoora © 8 maggio 2015 Fotografie: Il Tirreno © AssociazionefamiliarivittimeHeysel.it ©

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