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Otello Lorentini
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Grazie Otello

di Francesco Caremani

È morto di maggio Otello, come il suo Roberto, come altri trentotto insieme a lui, nella notte che ha cambiato per sempre il calcio mondiale. È morto tra le braccia di suo nipote Stefano, a 89 anni, l’uomo che, insieme all’avvocato italobelga Daniel Vedovatto, ha sconfitto l’Uefa (sentenza storica che ha fatto giurisprudenza) nelle vesti di presidente dell’"Associazione tra le famiglie delle vittime di Bruxelles", dove il 29 maggio 1985, allo stadio Heysel, prima della finale di Coppa dei Campioni Juventus-Liverpool morirono 39 persone, di cui 32 italiani, per colpa degli hooligans inglesi, delle autorità politiche e sportive belghe e dell’Uefa. È morto nel giorno del compleanno del nipote Andrea per una crisi cardiaca che è stata fatale, viste le sue condizioni di salute. Stefano e Andrea, i due nipoti orfani che lui ha cresciuto come un padre. Otello, infatti, all’Heysel perse l’unico figlio Roberto, medico di 31 anni medaglia d’argento al valor civile per essere morto tentando di salvare un connazionale, molto probabilmente la vittima più piccola: l’undicenne Andrea Casula. Da quel momento, come ha scritto in un comunicato il Comune di Arezzo, esprimendo il proprio cordoglio per la scomparsa di un grande aretino, ha trasformato il proprio dolore in battaglia civile. Prima creando l’Associazione, poi citando l’Uefa direttamente nel processo quando in primo grado in Belgio erano stati tutti assolti, infine sconfiggendola e rendendola responsabile delle manifestazioni che organizzava e organizza. Tutto questo perché non si dava pace e perché non poteva accettare di avere perso un figlio per una partita di calcio. Otello, oltretutto, era tifoso della Fiorentina, ma andava sempre con Roberto a vedere la Juventus nelle finali di coppa per amore verso il figlio e per il gusto del viaggio. Dall’ultimo è tornato solo, ma con dentro tanta di quella forza e dignità che hanno prevalso sul dolore, riuscendo anche a stracciare quel velo di omertà che in Italia e in Europa, dalla Figc alla Lega, dalla Juventus (molto meno in questi ultimi anni, per merito di Andrea Agnelli) all’Uefa, ha sempre tentato di far dimenticare quello che era accaduto all’Heysel il 29 maggio 1985. Per merito di Otello Lorentini oggi quella data viene continuamente ricordata e reso omaggio ai 39 morti che grazie a questo piccolo, grande, uomo hanno ottenuto giustizia e la dignità di una memoria compiuta. Non lo dimenticate mai, perché ognuno di noi, qualunque sia la sua fede calcistica, deve almeno un pensiero a Otello.

8 gennaio 2015 

Fonte: Associazione fra i Familiari delle Vittime dell’Heysel

 

Fiore di Maggio

"A volte il destino sa mischiare il dolce con l'amaro. Te ne sei andato proprio il giorno del mio compleanno, Mi hai preso per mano bambino, mi lasci uomo. Un faro, una luce in questi 32 anni. Mi hai insegnato che nella vita ci sono le cose facili e quelle giuste. E bisogna sempre stare dalla parte delle seconde. Sei stato quel padre che la follia umana mi ha strappato troppo presto. Da oggi lotterò con ancora più determinazione per portare avanti i valori per i quali hai speso la tua esistenza da quel maledetto 29 maggio. Sei un orgoglio per la nostra famiglia e per la città di Arezzo. Buon viaggio Lello. Salutami il babbo e la nonna".

Andrea Lorentini, 11.05.2014

Presidente "Associazione fra i familiari delle vittime dell'Heysel"

"Il padre di tutte le battaglie"

"Lui è stato il padre di tutte le vittime, il padre di tutte le battaglie in tribunale contro l’UEFA... e contro i silenzi e l'ignoranza... Il padre di tutti quei tifosi che nel corso del tempo si sono avvicinati alla tragedia, hanno capito quello che è stato e dopo anni di silenzi… hanno iniziato ad alzare la voce, insieme a lui. Di lui ricorderò sempre la sua forza, la sua saggezza e i suoi occhi color mare nel quale ti ci perdevi. Un grande Uomo... che è andato ad arricchire il paradiso di umanità, ma nello stesso tempo, ha svuotato il mondo di un'anima speciale. Che riposi in pace insieme a Roberto e agli altri Angeli dell’Heysel".

Annamaria Licata, 11.05.2014

Socia benemerita "Associazione fra i familiari delle vittime dell'Heysel"

 


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