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ARTICOLI STAMPA PROCESSO 1990

Protestano i familiari delle vittime dell’Heysel

"Ma la messa non la vogliamo"

Oggi appello per la strage dell'Heysel

"Non giocate all'Heysel"

Strage dell'Heysel il processo d'appello

"I teppisti esaltati dai giocatori cattivi"

Nel processo... per la strage dell'85 il sindaco non accetta critiche...

Inasprite condanne agli inglesi

Per 11 tifosi pene più severe

"Niente violenza, per carità"

Perdonata l'Inghilterra, non il Liverpool
 

Malines - Milan 1

Protestano i familiari delle vittime dell’Heysel

di Enrico Conti

L'associazione delle famiglie delle vittime allo stadio di Bruxelles è "indignata" per la concessione da parte dell’Uefa dello stadio Heysel per la partita di coppa dei Campioni tra Malines e Milan. L'associazione, in una nota, denuncia all'opinione pubblica "l’assoluta mancanza di sensibilità e di buon gusto dell'Uefa verso la memoria dei morti e di rispetto verso le loro famiglie proprio in concomitanza del quinto anniversario della tragedia". Secondo il presidente dell’associazione, Otello Lorentini, "appare sintomatico il fatto che la concessione dello stadio avvenga nel momento in cui comincia il processo di appello davanti al tribunale di Bruxelles che avrà luogo il 12 marzo prossimo e che vede imputati l’Uefa e la Federazione calcio belga".

14 febbraio 1990

Fonte: L'Unità 


"Ma la messa non la vogliamo" 2

di Gianni Cerasuolo

Otello Lorentini e gli altri familiari delle vittime proprio non riescono a mandare giù quest'ultimo boccone amaro. Vogliono dimostrare che l'Heysel è uno stadio sicuro e che quelle morti di cinque anni fa furono dovute a pura fatalità, al caso. E il 12 c'è il processo d'appello. Quale occasione migliore per sfruttare la partita di domani sera ? E' la rabbia, un dolore sempre vivo a dettare lo sdegno di Lorentini, presidente dell'associazione dei familiari delle vittime: loro si sentono abbandonati. Una sensazione che ha provato altra gente, altri cittadini che hanno chiesto giustizia ricevendo in risposta soltanto menzogne e facce di circostanza nelle commemorazioni ufficiali. Di stragi è pieno il nostro paese. L'Heysel fu una strage lontana, un mattatoio quasi annunciato e aggravato dall'ignavia e dall'incompetenza dell'autorità belghe e dell'Uefa. Oggi la sensazione è che, facendo giocare domani sera il Milan in quello stadio che è rimasto inadeguato e angusto, il calcio e i suoi patron vogliano passare la spugna su tutto quanto successe in quella serata di cinque anni fa, il 29 maggio: 39 persone furono schiacciate, maciullate dalla furia degli hooligans. Ma non solo da quella. Lorentini e gli altri non mandano giù soprattutto l'atteggiamento del Milan, spiegata dal clan rossonero come una decisione subita. In realtà è un fatto di cassetta. Più posti a disposizione rispetto allo stadio del Malines, più pubblicità da piazzare ai bordi del campo, maggiore incasso. Sta bene a tutte e due le società. E di conseguenza riesce insopportabile la proposta di parte milanista di una messa in suffragio di quei morti. In questi cinque anni nessuno si è mai fatto vivo con noi, qualche telefonata dalla Federcalcio e basta. I belgi ci hanno impedito persino di deporre dei fiori in quella curva maledetta, un atto di pietà elementare. E adesso vogliono dir messa. No, io mi ribello a queste ipocrisie ! Cita, Lorentini, una lettera inviatagli dalla signora Tiziana Fecchio, vedova Russo, che così gli ha scritto: "l'Uefa ha dimenticato i nostri morti mentre io non so che cosa rispondere a un bambino di quattro anni quando mi chiede dov'è suo padre". Questo bambino nacque qualche mese dopo la tragedia. Nessuno o quasi ha pagato. Tranne quei quattordici imputati inglesi colpiti peraltro con pene abbastanza lievi e comunque mandati liberi che erano la catena più debole nella catena delle responsabilità. Il sindaco di Bruxelles Hervé Brouhon è ancora lì al suo posto, i responsabili del servizio d'ordine se la sono cavata con un po' di multe. Quelli dell'Uefa erano e sono degli intoccabili. Sicuramente il Milan non poteva rifiutarsi di giocare: ma dopo l'Heysel, il calcio ha bisogno anche di gesti clamorosi, di sensibilità più spessa per non continuare ad alimentare lo stillicidio di violenza che pervade gli stadi di tutto il mondo, a cominciare dai nostri. Invece chi prova ad andare controcorrente, e ce n'è gente che lo fa (Sacchi, per dirne uno, quando ha detto di voler fermare il campionato di fronte all'infamia degli striscioni), viene preso per un folle, un originale. Così deve sembrare una persona come Otello Lorentini, un rompiscatole. Il quale fa sapere che probabilmente i familiari delle vittime dell'Heysel non potranno sostenere la causa civile. I milioni che servirebbero non ci sono.

6 marzo 1990

Fonte: La Repubblica


Con 14 hooligans 3

Oggi appello per la strage dell'Heysel

BRUXELLES - Si apre oggi al Palazzo di Giustizia di Bruxelles il processo di appello per la strage dello stadio di Heysel, in cui persero la vita 39 tifosi (32 gli italiani) il 29 maggio 1985. Il dramma avvenne poco prima dell'inizio della finale della Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool e fu provocato da una carica di teppisti britannici. Davanti alla corte compariranno 14 hooligans tifosi del Liverpool, nonché, fra gli altri, l'ex-segretario della Federcalcio belga Albert Roosens, il presidente della Uefa George e l'allora borgomastro di Bruxelles. Nel processo di primo grado, conclusosi il 28 aprile scorso, i 14 teppisti britannici furono condannati a tre anni metà dei quali con sospensione condizionale per cinque anni (il restante della pena è stato "depurato" dal periodo di carcerazione preventiva).

12 marzo 1990

Fonte: Stampa Sera


"Non giocate all'Heysel" 4

di Vittorio Zambardino

ANGHIARI - L'intervento più duro è stato quello dei familiari delle vittime dell'Heysel. Hanno scelto di non parlare al convegno di Anghiari organizzato da Crescere giocando (una fondazione culturale per un calcio più civile), hanno preso la strada della denuncia scritta: Siamo fortemente indignati per la concessione del nullaosta da parte dell'Uefa per giocare all'Heysel la partita fra il Milan e il Malines di Coppa dei Campioni. E' una totale mancanza di sensibilità e di buongusto verso la memoria dei nostri morti. La concessione dello stadio coincide con l'inizio a Bruxelles del processo di appello per la strage. Per questo procedimento l'Associazione è costretta ad andare avanti da sola e senza l'aiuto di nessuno, sobbarcandosi insopportabili spese, e senza una sola lira di risarcimento. Ma l'attacco più forte viene nella conclusione del documento: La Federcalcio e il Milan hanno avallato una scandalosa decisione giustificata, a nostro avviso, unicamente dalla cupidigia d'incassare qualche soldo in più. E il comunicato si chiude denunciando la latitanza delle autorità che lasciano correre. Mentre queste poche righe venivano distribuite Otello Lorentini e Piero Cioni, fondatori dell'Associazione famiglie delle vittime di Bruxelles, sedevano gomito a gomito a molti ultrà di diverse squadre di calcio. Nessun contrasto. Il problema del convegno sta proprio qui, come smontare pezzo per pezzo il calcio, rivisitandone gli aspetti violenti, e facendo compiere quest'operazione dai protagonisti. Ci sono state anche due interviste-confessione date a Gianni Minà da Ferruccio Valcareggi e Alfredo Di Stefano. "Nel '74 in Germania - dice l'ex Ct della Nazionale - quando c'era quel clima di discussioni continue avvertivo un forte senso di saturazione. Adesso penso che fosse una malattia del nostro calcio. Una cosa analoga la provai dopo la finale del Messico, nel '70: al primo giorno di vacanza a Viareggio, esco a fare una passeggiata e m'insultano fin quando non vado a chiudermi in casa. Credo che questi siano sintomi di violenza chiari che hanno poi fatto molta strada". Poi parla Alfredo Di Stefano: "Io credo che ci sia una violenza innata nel calcio che va limitata. Il giocatore non vuol perdere, l'allenatore non vuol perdere. La stampa ricorda ai tifosi che quello stesso arbitro che va in campo oggi ci ha tolto un rigore quindici anni fa. E quando c'è il fischio d'inizio tutti sono già pronti per rompersi le ossa. Credo molto nella proposta fatta dal giudice inglese, dopo la strage di Sheffield: tutti i posti a sedere numerati. O si fa così o si chiude".

14 marzo 1990

Fonte: La Repubblica


Strage dell'Heysel il processo d'appello 5

BRUXELLES - Settecentotre vittime, non posso dimenticarlo: e tutto questo per una partita di calcio mal organizzata e mal controllata dalle forze dell'ordine. Sono le parole centrali della prima parte della requisitoria del pubblico ministero al processo d'appello per la strage dell'Heysel: una requisitoria che continuerà oggi. Ufficialmente è dedicata ai soli 14 imputati britannici, ma dal suo tono è lecito comprendere che le richieste saranno dure: non solo nei confronti degli hooligan, ma anche di organizzatori e responsabili dell'ordine. Il pubblico ministero, Oscar Vandemeulebroeke, ha cominciato proprio ricordando il bilancio di quella sera, il 29 maggio 1985. Settecentotré le vittime: 39 morti, 32 dei quali italiani, 42 che hanno subito una invalidità permanente di lavoro sia in seguito ad una malattia incurabile che alla perdita totale dell'uso di un organo, e 459 persone colpite da una incapacità parziale o temporanea di lavoro.

20 marzo 1990

Fonte: La Repubblica 


Il pubblico ministero al processo per l’Heysel 6

"I teppisti esaltati dai giocatori cattivi"

Il teppismo sugli spalti degli stadi nasce anche dai calci, dagli interventi fallosi, dagli isterismi dei calciatori in campo. Questa la tesi sostenuta dal pubblico ministero Oscar Vandemuelebroecke al processo d'appello per la tragedia dello stadio Heysel di Bruxelles. "Quando un episodio diventa criminale - ha affermato il pm - le autorità devono adottare misure sia preventive e anche, e necessario, repressive. E quindi, per gli episodi di violenza che accadono sui campi di gioco, non bisogna aver dubbi, non si può che essere decisi". La pubblica accusa aveva chiesto pene più pesanti per dieci dei quattordici tifosi inglesi condannati in prima istanza a tre anni di carcere, di cui un anno e mezzo con la condizionale, per il ruolo avuto nei disordini del 29 maggio 1985 prima dell’inizio della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool. Trentanove spettatori, di cui 32 italiani, morirono schiacciati dalla calca provocata dai teppisti. Per gli altri quattro imputati, gli unici presenti al processo, Vandemuelebroecke ha usato una mano più leggera, limitandosi a chiedere la conferma della pena inflitta a conclusione del primo processo. A Bramshill, intanto, nel locale college di Scotland Yard prosegue il corso di studio di un contingente di carabinieri italiani che dai colleghi inglesi stanno apprendendo tutte le tecniche usate dagli hooligan nei loro attacchi dentro e fuori gli stadi.

21 marzo 1990

Fonte: L’Unità


PROCESSO HEYSEL 7

Nel processo d'appello per la strage dell'85

Il sindaco non accetta critiche sull'impianto

BRUXELLES - "Le condizioni dello stadio di Heysel non hanno contribuito ad aggravare il bilancio degli incidenti" in cui, il 29 maggio 1985, morirono, sotto le cariche bestiali di teppisti britannici, trentanove spettatori, trentadue dei quali italiani, poco prima della finale della Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool. Lo ha sostenuto ieri il sindaco di Bruxelles, Hervé Brouhon, al processo di appello per la strage dello stadio di Heysel, iniziato il 12 marzo scorso nella capitale belga. Brouhon era stato assolto in prima istanza. Lo stadio di Heysel appartiene alla città di Bruxelles e Brouhon, come sindaco, è il responsabile della manutenzione dell'impianto. Per Brouhon, inoltre, "è escluso che il tipo di costruzione usata per il blocco Z (la curva dove morirono schiacciate e soffocate la maggior parte delle trentanove vittime, ndr) abbia contribuito ad aumentare il numero dei tifosi che persero la vita". La pubblica accusa ha sostenuto invece che il blocco Z si sgretolò sotto la pressione degli spettatori che vi si ammassavano contro per sfuggire alla furia dei teppisti britannici. La polizia, secondo il procuratore del re, raccolse allora varie decine di chili di pezzi di gradinata lanciati dai teppisti britannici contro gli spettatori che si trovavano nel blocco Z. Il processo d'appello, oltre al sindaco Brouhon, riguarda quattordici teppisti britannici, l'ex segretario della federcalcio belga, Albert Roosen, il presidente e il segretario generale dell'Uefa, Jacques Georges e Hans Bangerter, e due ufficiali della gendarmeria belga. Il verdetto della corte d'appello di Bruxelles è atteso per il 23 maggio.

19 aprile 1990

Fonte: La Stampa 


Strage Heysel 8

Inasprite condanne agli inglesi

BRUXELLES - Undici dei quattordici hooligans inglesi, condannati l’anno scorso a tre anni di prigione per i tragici incidenti del 1985 allo stadio Heysel, si sono visti, ieri inasprire le condanne da una dura sentenza d'appello. La corte di Bruxelles ha prosciolto uno degli imputati, ha confermato la sentenza a tre anni per due di loro, ma l’ha aumentata a cinque anni per gli altri undici. Il tribunale ha disposto inoltre la sospensione delle condanne a tre anni. Gli imputati erano stati riconosciuti colpevoli di omicidio preterintenzionale per i disordini divampati il 29 maggio del 1985 durante la finale della Coppa dei Campioni tra il Liverpool e la Juventus, che causarono la morte di 39 spettatori, la maggior parte italiani, e centinaia di feriti. In seguito alla drammatica vicenda, le squadre di club inglesi sono state bandite dalle coppe europee di calcio. Il divieto non riguarda invece la nazionale britannica, che può competere nei campionati europei e mondiali.

27 giugno 1990

Fonte: L’Unità


Heysel 9

Per 11 tifosi pene più severe

BRUXELLES - Undici dei quattordici tifosi inglesi, condannati l'anno scorso a tre anni di prigione per i tragici incidenti del 1985 allo stadio Heysel, si sono visti inasprire la sentenza in appello. La corte d'Appello di Bruxelles ha prosciolto uno degli imputati, ha confermato la sentenza a tre anni per due di loro ma l'ha aumentata a 5 per gli altri undici. E' stata disposta, inoltre, la sospensione delle condanne a tre anni. Erano stati riconosciuti colpevoli di omicidio preterintenzionale per i disordini del 29 maggio del 1985 durante la finale della Coppa dei Campioni tra il Liverpool e la Juventus, che causarono la morte di 39 spettatori, la maggior parte italiani, e centinaia di feriti. In seguito agli incidenti le squadre di club inglesi sono state bandite dalle tre coppe europee. Il divieto non riguarda invece la nazionale che può competere nei campionati europei e nella coppa del mondo. (Agi-Ap)

27 giugno 1990

Fonte: La Stampa 


Familiari vittime Heysel 10

"Niente violenza, per carità"

"Ho sperato fino all'ultimo che gli inglesi non ce la facessero a superare il turno. Ora non resta che augurarsi che durante l'incontro tra Inghilterra e Germania non succedano incidenti. Ho sofferto troppo e non auguro a nessuno di dover avere un figlio o un marito ucciso in uno stadio". La signora Carolina Bandiera vive le sue giornate nel ricordo della terribile serata all'Heysel di cinque anni fa che costò la vita a 39 tifosi juventini. Suo marito, Giovacchino Landini, 49 anni, finì schiacciato come molti altri nella calca. "Non ho alcun rancore, così come d'altronde tutti gli altri famigliari che hanno dato vita al "Comitato parenti delle vittime dell'Heysel" l'associazione costituitasi parte civile nel processo di Bruxelles. Non è con la violenza che si combatte la violenza e quindi mi auguro che gli hooligans vengano ignorati da tutti i torinesi. Niente rancori, ma la polizia deve tenerli costantemente sotto controllo. Non bisogna assolutamente dare loro la possibilità di comportarsi da vandali quali sono". Anche il presidente del "Comitato", Otello Lorentini che a Bruxelles ha perso il figlio Roberto di 31 anni, è d'accordo: "Gli hooligans quando vengono ignorati sono innocui. Soltanto se istigati diventano pericolosi".

2 luglio 1990

Fonte: Stampa Sera



A 5 anni dall'Heysel l'Uefa riammette due club (Manchester U. e Aston Villa) senza restrizioni per i tifosi11

Perdonata l'Inghilterra, non il Liverpool

Matarrese: ma i familiari delle vittime sapranno capire ?

di Giorgio Gandolfi

GINEVRA. DAL NOSTRO INVIATO - L'Inghilterra non è più un'isola calcistica, da ieri fa ancora parte dell'Europa. Cinque anni dopo la strage dell'Heysel, l'Uefa ha cercato di dimenticare (ma non potrà mai cancellarli) i 39 morti di Bruxelles e le responsabilità degli hooligans. Ha annullato una parte della squalifica inflitta dall'allora presidente Uefa, Georges, quando nel giugno dell'85 a Basilea promulgò il bando d'interdizione degli inglesi. Ora due società sono state riammesse nelle Coppe, Manchester United e Aston Villa; il Liverpool resta in castigo per via dei 3 anni da scontare ma è probabile che già nel luglio del '91 si torni a parlare del suo reinserimento, così come avverrà anche per gli olandesi dell'Ajax tuttora fuori, dunque, dal grande giro. Col Manchester United in Coppa delle Coppe, considerato che Juventus e Sampdoria sono teste di serie, oggi a mezzogiorno dal sorteggio all'Hilton potrebbe saltare fuori un accoppiamento fra i bianconeri o i blucerchiati col club inglese. E' augurabile di no, almeno all'inizio ma tutto è possibile. "Il calcio - ha commentato il presidente della Federcalcio, Matarrese, uno dei 4 vice dell'esecutivo Uefa presieduto dallo svedese Johansson - è condannato ad andare avanti. Dobbiamo guardare avanti. Non abbiamo dimenticato i nostri morti, ma siamo stati esortati a dare il nostro contributo per una ricomposizione del movimento calcistico. Anch'io ho vissuto quella tremenda giornata e non potrò sicuramente dimenticarla ma ho dovuto accettare questa decisione. Speriamo che anche i famigliari delle vittime sappiano accettare questo provvedimento. Noi avremmo voluto che la cosa slittasse ancora per un anno ma stamane c'è stato un incontro dell'Esecutivo col ministro inglese dello Sport, Moynihan, il quale ha assicurato le massime garanzie da parte del Governo qualora i club inglesi tornino a competere col resto d'Europa". Il rappresentante della Thatcher ha ricordato il buon comportamento su quasi tutti i fronti dei tifosi inglesi durante l'ultimo mondiale e lo stesso Matarrese ha convenuto che "a Bari, dopo la finale del 3° posto, c'è stato un abbraccio generale coi giocatori inglesi". Quindi ha aggiunto: "Anche i loro tifosi si sono comportati bene per cui abbiamo finito per dare la nostra adesione". Matarrese era in una posizione molto delicata, a mezza via fra il suo ruolo politico e i sentimenti dei famigliari delle vittime che avrebbero voluto interdetti per sempre gli inglesi dalle competizioni sul continente. Lo stesso presidente della Federcalcio inglese, Millichip, aveva presentato un rapporto contenente le norme restrittive cui si sarebbero assoggettati i club in caso di una risposta positiva dell'Uefa. E cioè il divieto di portarsi dietro tifosi sul continente e soprattutto di vendere i biglietti delle competizioni in Inghilterra. L'Esecutivo ha dato atto alla Federazione della sua buona volontà ma ha respinto questa ipotesi affermando che le condizioni di partecipazione devono essere uguali per tutti ma chiedendo che i club si assumano le spese per eventuali operazioni di polizia". Dal quadro generale delle Coppe, dunque, mancano ora soltanto tre società e cioè Ajax (Olanda) e Liverpool (Inghilterra) escluse dalla Coppa dei campioni nonché l'Hajduk Spalato, finalista della Coppa di Jugoslavia ma impossibilitata a partecipare alla Coppa delle Coppe in quanto squalificata per due anni dopo i gravi incidenti di Zagabria. Col ritorno degli inglesi, la Scozia ha visto annullata la possibilità della partecipazione di una sua rappresentante in più, il Celtic, nella Coppa Uefa. Da notare che l'organismo europeo ha anche dato mandato ad un noto legale di fare ricorso presso la magistratura belga contro l'incriminazione a carico dell'ex presidente Georges e del segretario, considerati corresponsabili degli incidenti avvenuti all'Heysel.

11 luglio 1990

Fonte: La Stampa 



 

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