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Corriere di Arezzo 11.02.2015
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Il giornalista aretino perse il padre a Bruxelles, oggi rifonda l'associazione dei familiari delle vittime: "Per non dimenticare".

Lorentini: "Heysel c'è ancora bisogno di allenare la memoria

di Federica Guerri

Il 29 maggio saranno trent'anni da quella partita assassina: "Stiamo organizzando iniziative con la Juve".

AREZZO - Andrea Lorentini raccoglie il testimone del nonno Otello (scomparso nel maggio scorso) e rifonda l'associazione dei familiari delle vittime dell'Heysel. A Bruxelles quel terribile 29 maggio 1985, Andrea, che aveva tre anni, perse il padre Roberto. Medico e tifoso juventino, aveva 31 anni e rimase ucciso per salvare la vita di un bambino. Insieme a lui, tra le 39 vittime innocenti, c'era anche la 17enne aretina Giusy Conti. Dopo quella tragedia Otello Lorentini, anche lui all'Heysel per quella finale di Coppa dei Campioni assassina, fondò il Comitato delle vittime dell'Heysel per avere giustizia in sede legale, sciogliendolo una volta ottenuta (fece condannare anche la Uefa). Oggi rinasce per non dimenticare.

FEDERICA GUERRI: Andrea, perché questa scelta ?

ANDREA LORENTINI: Un po' sull'onda emotiva della scomparsa di mio nonno e quindi per non interrompere un percorso di battaglia da lui iniziato e portato avanti per tutta la vita, e un po' per tenere viva la memoria di quella tragedia. Da più parti mi era stato chiesto di raccogliere il testimone di mio nonno, ma da solo era complicato, così ho scritto a tutte le famiglie delle vittime italiane (32) e ho avuto molte risposte positive. Ci siamo riuniti il 17 gennaio nella sede dell'Arbitro Club, ad Arezzo, nel piazzale intitolato a mio padre.

FEDERICA GUERRI: Lei presidente, Emanuela Casula, figlia di Giovanni e sorella di Andrea, vice Presidente, e Riccardo Balli, fratello di Bruno, segretario. Sente che ci sia ancora molto bisogno di esercitare la memoria ?

ANDREA LORENTINI: Più passa il tempo e meno occasioni ci saranno per ricordare ciò che è accaduto, ma la memoria va allenata e se ci sarà bisogno d'intervenire lo faremo, perché non ne posso più di sentire offendere i morti e la memoria dell'Heysel, come quella di mio padre. Certo per me e per tutti gli altri è un sacrificio, ma anche un atto dovuto.

FEDERICA GUERRI: I trent'anni possono essere l’occasione giusta per riportare l’attenzione sul tema della violenza negli stadi...

ANDREA LORENTINI: Stiamo lavorando ad alcune iniziative commemorative, vogliamo cogliere l'occasione del trentennale come spunto di riflessione per parlare della violenza che purtroppo non è fuori dai nostri stadi. L'associazione vuole farsi portavoce di gesti concreti che diffondano i veri valori dello sport che sono in antitesi con i fatti di Bruxelles.

FEDERICA GUERRI: C'è ancora molto da lavorare sugli stadi ?

ANDREA LORENTINI: All'Inghilterra, patria dei carnefici dell'Heysel, quella tragedia è servita a trasformare gli stadi in salotti con le forze dell'ordine pronte ad intervenire ad ogni minima intemperanza. In Italia no.

FEDERICA GUERRI: Con la Juventus però, si è instaurato un buon dialogo...

ANDREA LORENTINI: Assolutamente sì. La presidenza Agnelli ha da subito dimostrato una sensibilità diversa nei confronti dell'Heysel. Abbiamo aperto questo canale e speriamo di riuscire ad organizzare insieme numerose iniziative.

FEDERICA GUERRI: Anche la tifoseria bianconera sta dimostrando vicinanza (tra l’altro dopo la morte di Otello Lorentini i tifosi esposero uno striscione allo Juventus Stadium con scritto "Ciao Otello, 39 volte grazie").

ANDREA LORENTINI: Sì c'è un'attenzione crescente e un atteggiamento propositivo e di rispetto verso le vittime dell'Heysel, io stesso ho ricevuto tantissimi attestati di coraggio dopo la morte di mio nonno.

FEDERICA GUERRI: Suo nonno e anche lei avete sempre ribadito che quella Coppa insanguinata doveva essere restituita...

ANDREA LORENTINI: Andava restituita subito. Adesso sarebbe un gesto anacronistico. Ma sono felice che nel museo dello Juventus Stadium quella Coppa sia esposta in maniera differente dalle altre, senza foto, video e messaggi celebrativi. Una cornice sobria con scritto "In memoriam" che sembra dire questa coppa è qui ma nessuno deve festeggiarla.

11 febbraio 2015

Fonte: Corriere di Arezzo


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