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Fantagazzetta.com 28.05.2015
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Heysel, Associazione familiari vittime: "Verità ancora scomode"

di Monia Bracciali

Andrea Lorentini, presidente, ha ricostituito il movimento garante della memoria e che si batte per la divulgazione della verità di quanto accadde quel 29 maggio e contro i cori d'insulto alle vittime.

Un tabù. A distanza di trent'anni di Heysel non si parla e quando lo si fa è solo perché dagli stadi si levano cori beceri contro le vittime. "Allenare la memoria". Andrea Lorentini, 33 anni di Arezzo e presidente dell'"Associazione familiari vittime dell'Heysel" lo ripete spesso ma è un esercizio che non basta se questa non è accompagnata dalla verità dei fatti storici e processuali. "Una tragedia scomoda per tanti, troppi – dice Lorentini - I familiari delle vittime sono sempre stati lasciati soli e senza il sostegno delle istituzioni, anche negli anni del processo contro l'Uefa". Andrea quel 29 maggio del 1985, allo stadio belga perse il padre Roberto, medico, poi medaglia d'argento al valore civile. Quest'inverno ha deciso di ricostituire l'Associazione che trent'anni fa fondò il nonno Otello, deceduto l'anno scorso, affinché i familiari ottenessero giustizia, ottenendo una vittoria storica contro il massimo organismo calcistico europeo.

Come e perché si è ricostituita l'Associazione ?

"Ho deciso di farla rinascere dopo un ragionamento importante – spiega Lorentini - L'Associazione è nata nell''85 ed ha cessato la sua attività nel '92. Negli anni a seguire mi sono sempre impegnato in prima persona in memoria delle vittime e nel divulgare la verità dei fatti. Tuttavia mi sono accorto che farlo a titolo personale non era abbastanza, che serviva un soggetto di riferimento. Quindi mi sono adoperato per ricontattare tutti i familiari delle vittime. Abbiamo raggiunto un buon numero e siamo ripartiti".

Quali obiettivi vi ponete ?

"In primis, difendere la memoria delle vittime. In Italia, in molti stadi, i morti vengono oltraggiati con striscioni e cori offensivi. Nel nostro Paese mancano cultura sportiva e senso civico. Noi siamo pronti a difenderci in tutte le sedi, attraverso le vie legali, perché a contare alla fine sono sempre i fatti. Ho scritto a tutte le istituzioni calcistiche e alla Federcalcio per sensibilizzarli sul tema e non solo con le vittime dell'Heysel ma anche di Superga come di Paparelli: non esistono morti di serie A o B. L'altro nostro obiettivo è allenare la memoria e questo raccontando la verità e promuovendo iniziative che possano favorire una riflessione sul tema, la crescita della cultura sportiva con particolare riferimento ai giovani. Per questo abbiamo organizzato diversi incontri nelle scuole e università".

Perché non si ricorda mai abbastanza l'Heysel ?

"Finora lo si è fatto poco e in maniera fuorviante. I familiari delle vittime sono stati lasciati soli anche negli anni del processo senza alcun sostegno istituzionale. In questo contesto sarebbe stato importante anche quello della Juventus, così come quello dei mass media, della stampa. Basti pensare che il primo libro "Heysel, verità di una strage annunciata" di Francesco Caremani è potuto uscire solo nel 2003, a diciotto anni di distanza dall'accaduto. Tutto questo perché la tragedia porta con sé verità scomode. La Uefa è stata condannata nel processo, si è macchiata di gravi negligenze nell'organizzazione della partita, nella scelta dello stadio, nella gestione dei biglietti. Le autorità del Belgio non hanno saputo organizzare un ordine pubblico efficace. E poi ci sono gli hooligan inglesi, i colpevoli materiali della strage. Il nostro Governo poi non ha avuto la volontà di affermarsi per non creare problemi diplomatici col Belgio, con le autorità sportive, l'Uefa. E la Juventus ha dato a quella Coppa un valore sportivo che non esiste. Quella partita si è giocata solo per motivi di ordine pubblico per evitare che da 39 i morti salissero a 300, una volta fuori dallo stadio. Infine, lo stesso processo contro l'Uefa è passato sotto traccia, proprio per non disturbare le istituzioni".

Ha perso un padre quel 29 maggio del 1985. E' possibile spiegare cosa si prova davanti ai cori offensivi e agli insulti ?

"Rabbia e amarezza nello stesso tempo perché i cori sono dettati dall'ignoranza e dal fatto che in Italia la cultura sportiva non c'è. Ancora oggi non c'è rispetto e nella rivalità tra le tifoserie si risponde con l'offesa alla memoria di chi non c'è più. Chi insulta non sa che dietro 39 morti, ci sono 39 storie, 39 famiglie che si portano dietro ancora oggi le conseguenze di quanto accaduto all'Heysel. Dopo i cori dei tifosi della Fiorentina ho scritto una lettera al presidente Della Valle: o fa qualcosa o prendiamo da soli provvedimenti. E poi, ripeto, l'ignoranza della loro origine. Trentanove vittime che non erano tutte juventine: tra queste ci sono per lo più italiani ma anche belgi, francesi, un nordirlandese. Chi fa i cori non sa nemmeno cosa sia stato l'Heysel".

Come si può risolvere il problema ?

"Le società devono fare la loro parte, prendere le distanze dalla parte marcia del tifo. Ma appaiono sotto scacco di questa fetta di tifosi. In più è necessario che le istituzioni e il Governo facciano rispettare le leggi in materia. Si "chiacchiera" molto al proposito ma si fa sempre poco o nulla".

Appassionato di sport e di calcio, giornalista sportivo. Alla luce di quanto accaduto nella sua famiglia, non ha preso le distanze da tutto...

"No. Mio nonno ha avviato me e mio fratello alla pratica sportiva perché lo sport è sempre positivo. Se fatto in maniera corretta crea legami, insegna il rispetto, è una scuola di vita. Ecco perché la mia famiglia non me l'ha negato. Crescendo poi ho capito cos'era l'Heysel, ma negarci lo sport sarebbe stato negare un aspetto che conta tanto nella vita di una persona. La passione di raccontarlo è poi nata di pari passo, anche se ci sono lati oscuri e buchi neri in materia. Conoscendoli, lo si può raccontare in maniera più consapevole".

Che rapporti ci sono tra l'associazione e la Juventus ?

"Quando si è ricostituita, ho informato il presidente. La Juventus ha tenuto nel cassetto per venticinque anni la tragedia dell'Heysel. Nel 2010, con Agnelli presidente da qualche mese, è stata organizzata la prima messa in suffragio delle vittime. Quest'anno il 29 maggio saremo a Torino. É stato positivo veder aprire uno spiraglio nella volontà di divulgare la memoria. A fine gennaio ho incontrato il presidente e, tra le altre cose, c'era in progetto un monologo teatrale da recitare nel giorno dell'anniversario allo Juventus Stadium. L'associazione ha mandato alla società una bozza del monologo ma il club ci ha risposto che andava riveduto affinché fosse meno crudo. La seconda revisione non li convinceva ancora e hanno chiesto che la bozza fosse visionata e modificata da un gruppo di loro fiducia. Noi abbiamo accettato a patto che fossero rispettate le verità storico processuali. Nell'incontro finale con la Juventus, a marzo, la loro revisione era priva del racconto di alcune dinamiche importanti per comprendere la tragedia. In sostanza quel testo non rappresentava la memoria dell'Heysel. E quindi non abbiamo dato seguito al lavoro. D'altronde, anche se a trent'anni anni di distanza, non è conveniente per la Juventus parlarne, in più c'è Platini ai vertici dell'Uefa. Dare spazio alla verità significherebbe non dare valore sportivo a quella Coppa dei Campioni, quindi seguire la corrente opposta di quella intrapresa da sempre dal club. Fanno piacere i passi in avanti compiuti dal club bianconero, peccato che poi ne faccia qualcuno indietro". "Come associazione - chiude Lorentini - vorremmo che la Juventus si prendesse tutte le responsabilità del caso ma non solo: anche le altre società devono fare qualcosa nel rispetto della memoria di tutte le vittime".

28 maggio 2015

Fonte: Fantagazzetta.com


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